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Attualità

Attualità (449)

Teologia della Delegittimazione: quando Natale comincia prima siamo tutti più palestinesi

Un antico proverbio veneziano dice: "Se ti conti sempre na bala...
ti lassi ea gente in bala"

Ovvero : raccontando sempre menzogne rendi ubriaca la gente e cioè senza intendimento e ingannabile!
Eloquente introduzione all'articolo che segue.

 

Teologia della Delegittimazione: quando Natale comincia prima siamo tutti più palestinesi di Giovanni Quer

Il Primo Ministro palestinese Salam Fayyad aveva dichiarato nel dicembre 2011 che "Gesù era palestinese" e che il Natale "è un'occasione per celebrare l'identità palestinese di Gesù Cristo".

Per una tradizione stabilita con Arafat, il presidente dell'ANP partecipa alla Messa di Natale, in segno di istituzionale rispetto e amicizia verso la comunità cristiana. Tuttavia, la realtà si mostra ben diversa dalle convenzioni diplomatiche, con una comunità cristiana agonizzante a causa dell'intolleranza della comunità islamica.

Grazie al silenzio sulla persecuzione della comunità cristiana in Palestina, si sta affermando una teologia della delegittimazione di Israele che, da un punto di vista ideologico, "ruba" Gesù al contesto ebraico per farne un martire palestinese, mentre da un punto di vista politico, sfrutta la religione cristiana, ed in particolare la festa del Natale, per demonizzare Israele.

Gesù palestinese
La moderna teologia della sostituzione, che sradicava Gesù dal contesto ebraico in cui è nato e vissuto per fare della comunità cristiana la nuova e vera Israele, passa per la delegittimazione e la demonizzazione di Israele.
L'operazione politico-teologica si basa su due argomentazioni: "Gesù era palestinese", de-ebraicizzando la sua figura, e "Gesù ha sofferto come soffrono il palestinesi". La de-ebraicizzazione della figura di Gesù è funzionale alla lotta politica di delegittimazione e demonizzazione di Israele poiché ripropone la retorica cristiana (antisemita) della sofferenza di Gesù per mano degli ebrei in chiave contemporanea attraverso un semplice sillogismo: Gesù era palestinese, gli ebrei hanno perseguitato Gesù, gli ebrei perseguitano i palestinesi.
Su questo punto esiste già una cospicua letteratura e una consolidata attività giornalistica. Si può citare, ad esempio, "Christianity and Its Connection to Islam" di Samih Ghanadreh, che durante un'intervista sulla TV dell'ANP aveva ripreso le parole di Arafat definendo Gesù un martire - shahid

In italiano si può citare "Un palestinese porta la croce" di Geres Sa'ed Khoury, che propone una teologia palestinese incentrata sulla sofferenza del suo popolo sotto l'occupazione israeliana.

Infine, a livello giornalistico l'agenzia di notizie sulla Palestina "Maan" si distingue per la pubblicazione di articoli che tentano di spiegare l'identità palestinese di Gesù.

La mistificazione della figura storica di Gesù si concretizza in precise azioni di delegittimazione che colgono la retorica cristiana in chiave demonizzatrice.

L'occupazione nella retorica natalizia
Le organizzazioni attive nel movimento BDS (Boicottaggio, Delegittimazione e Sanzioni) usano sempre più le festività cristiane per costruire campagne di demonizzazione contro Israele. In particolare, le campagne di demonizzazione anti-israeliana usano il Natale per assicurarsi ampia propagazione mediatica, sfruttando una diffusa retorica della bontà.
Il movimento di solidarietà Palestina-Irlanda (Irland-Palestine Solidarity Campaign) vende delle cartoline natalizie in cui il velo di Maria nell'immagine della Madonna col Bambino diviene una bandiera palestinese. Così altre raffigurazioni demonizzanti compongono gli "auguri natalizi", come i Re Magi fermi bloccati dal muro di separazione, i soldati israeliani che perquisiscono Giuseppe mentre Maria sull'asino si mostra sofferente col pancione.
Nei blog della delegittimazione si leggono titoli e frasi dal profondo valore demonizzante. Tra queste: "Cristo sotto occupazione" - "Christ Under Occupation", dal blog uprootedpalestinians ; "la comunità cristiana in estinzione nella Terra Santa occupata", dal sito "gulfnews"; nel sito "mondoweiss", che si propone di esporre la prospettiva ebraica liberal sul Israele, si può vedere un video con un albero di Natale che viene tagliato da una motosega per ogni occasione in cui Israele avrebbe inflitto sofferenza nei palestinesi.

In inglese questa operazione teologico-politica è definita "stealing Christmas". In Italia si organizzano vari eventi di "solidarietà" in occasione del Natale, che spesso coinvolgono la Palestina come esempio di luogo di sofferenza verso cui dimostrarsi solidali nella festività in cui la retorica della "bontà e della speranza" è facilmente riciclabile dalla propaganda emotiva.

La teologia della delegittimazione affonda le proprie radici nella teologia della sostituzione, superata da Giovanni XXIII e da Giovanni Paolo II che hanno fatto del dialogo ebraico-cristiano il forum di conciliazione dopo secoli di persecuzioni antiebraiche e odio antisemita. La riformulazione dei principi base di questa teologia in chiave politica da parte del movimento BDS è l'ennesima manifestazione dell'antisemitismo travestito da antisionismo, che sfrutta la propaganda emotiva usando linguaggio e simboli delle festività cristiane per demonizzare Israele. L'impegno nel mistificare la storia è cieco di fronte alla sofferenza delle comunità cristiane perseguitate dal montante islamismo.

 

(notizia tratta da Informazione Corretta del 25/10/2012)

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Per riderci su.....

Cosa succede quando una mosca cade in una tazzina di caffè: l'italiano getta la tazzina di caffè e si allontana arrabbiato, il francese
getta via la mosca e beve il caffè, il russo beve il caffè con la mosca che è un extra gratis, il cinese mangia la mosca e getta via il caffè,
l'israeliano toglie la mosca dal caffè, vende il caffè al francese, lamosca al cinese, ordina un altro caffè e investe i soldi rimasti nella ricerca di un metodo per prevenire la caduta di mosche nel caffè. Il palestinese accusa l'israeliano per la caduta della mosca nel
suo caffè, protesta presso l'ONU per l'atto di aggressione, chiede un prestito all'Unione Europea per una nuova tazza di caffè, usa invece i soldi per l'acquisto di esplosivo per far saltare in aria il bar dove l'italiano, il francese, il cinese ed il russo cercano di spiegare
all'israeliano perché dovrebbe dare la sua tazza di caffè al palestinese.

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A proposito di Flottiglia: Salpa da Napoli per attraccare a Gaza

Egregio dott. Luigi de Magistris, Sindaco della città di Napoli,

chi Le scrive è un cittadino napoletano, nato a Napoli, di famiglia
napoletana da molte generazioni per parte di madre, da appena una sola per
parte di padre.

Ho vissuto a Napoli dove sono stato rabbino della locale comunità ebraica e
certamente Lei avrà già conosciuto chi mi sostituisce, il rabbino Scialom
Bahbout.
Dico certamente perché da buon primo cittadino il 27 gennaio avrà onorato
la Memoria delle vittime della legislazione e persecuzione razzista che ha
visto dolore anche nella nostra città, anche tra gli ebrei partenopei.

Mi sono sposato a Napoli, caro Sindaco, con una ragazza anche lei
napoletana da qualche generazione, Giulia Gallichi.
A Napoli sono nati i nostri figli.

Attualmente risiedo con la mia famiglia a Gerusalemme, ma il mio essere
napoletano, i colori, gli odori, il porto della mia città sono dentro di me
e dentro la storia della mia famiglia.

Proprio del porto di Napoli, vorrei parlarLe, egregio Sindaco, quel porto
che ha visto e vede navi in partenza e navi in arrivo, cariche di gioie,
tristezze, umanità dai mille volti.

In quel porto è arrivato mio padre, giovane ragazzo di passaggio dalla
Sicilia, che di quella nostra città si innamorò e ne fece dimora per noi
tutti.

I bisnonni di mia moglie, i Modiano, ebrei di Salonicco, attraccarono in
quel porto insieme a molte altre famiglie di Salonicco che abbandonavano la
città greca dopo l’incendio che la devastò nel 1917 e dopo i cambiamenti
politici ed economici che resero la antica presenza ebraica in Grecia meno
sicura e stabile.

Napoli accolse quelle famiglie con la capacità materna che la
contraddistingue, almeno fino al 1938.

Le Leggi Razziali resero Napoli non più madre ma matrigna e molti ebrei di
origine straniera persero per decreto leggi il passaporto italiano e furono
espulsi dal Regno di Italia.
Così, dopo meno di vent’anni dal loro arrivo a Napoli, molti ebrei greci,
ormai partenopei, si ritrovarono di nuovo al porto, imbarcandosi per non
tornare.
Non erano emigranti, caro Sindaco, erano espulsi: apolidi per legge,
rifiutati per identità.
I fortunati che riuscirono a partire per le Americhe si salvarono, ma molti
di loro preferirono tornare in Grecia, dove trovarono la morte per
deportazione dopo l’invasione nazifascista.

Se un giorno avrà tempo vada al Vomero, in via Luca Giordano, alla scuola
elementare Vanvitelli e vedrà la lapide che ricorda le vittime più giovani
di questa espulsione tremenda e crudele.

Il nostro porto ha continuato, come il mare che lo bagna, ad accogliere e
veder partire umanità e proprio pochi minuti fa ho letto che il veliero
Estelle, il convoglio internazionale della Freedom Flotilla, dal 4 al 6
ottobre sarà accolto nella nostra città che Lei al momento amministra.
Ho letto anche del bel concerto che il 22 settembre sarà un momento di
raccolta fondi per “*sensibilizzare la cittadinanza sulle tragiche
condizioni di vita dei palestinesi*.”
Ho citato le informazioni prese dal sito del Comune di Napoli.

Caro Sindaco, io le ho raccontato, in poche righe, storie reali,
documentate, che Lei potrà verificare di persona, ma a questo punto, Lei mi
potrebbe descrivere e documentare le “*tragiche condizioni di vita
palestinese*” che la Estelle verrà a lenire?

Nel mio piccolo, nel mio essere cittadino napoletano e gerosolomitano, nel
mio essere stato rabbino di quella città, Le chiedo:
“*E’ mai stato in visita in Israele e Palestina?” *

Prima di pensare al suo dovere di “*sensibilizzare la cittadinanza sulle
condizioni di vita a Gaza*”
Lei, gentile Sindaco, è mai stato a Gaza o Ramallah?
O ha mai passeggiato per le città israeliane di Sderot, Ashdod, Ashkelon,
Beer Sheva ed altre ancora che sono sotto il costante lancio di missili che
partono proprio da Gaza?
Queste condizioni di vita israeliane non meritano una Flotilla o un
concerto?
I bambini che hanno imparato a correre nei rifugi prima ancora che a
parlare, non hanno diritto ad una qualsiasi barca salvifica?

Egregio Sindaco, Napoli, attraverso questa iniziativa voluta dalla Sua
amministrazione, mi ha schiaffeggiato in quanto suo figlio e non è meno
matrigna di quando fece imbarcare i suoi figli espulsi per mondi lontani
dai quali non tornarono.

Sono certo che il prossimo 27 gennaio Lei renderà omaggio alla Memoria
delle vittime degli anni bui del fascismo, prima di farlo, La prego di
venire a trovarmi in Israele.
Sarà mia cura portarla ad Ashdod.
Impari prima a correre però e sappia che il porto di Ashdod è chiuso a
causa dei missili lanciati da Gaza.
Sensibilizzi i miei concittadini anche su questo argomento.

Le porgo, da Gerusalemme, il mio saluto di pace, Shalom.

Pierpaolo Pinhas Punturello, un napoletano.****



*Pierpaolo Pinhas Punturello
«Napoli, raccolte fondi e propaganda filo palestinese con l'appoggio del
sindaco»
Lettera aperta al sindaco Luigi De Magistris di Rav Pierpaolo Pinhas
Punturello
(Informazione Corretta 25 settembre 2012)

 

Riguardo all'attracco della nave della Flottilla che da Napoli andrà poi a Gaza seganaliamo l'invito di Giovanni e Valeria Melchionda dell'Alleanza Messainica (vedere allegato), incoraggiando i fratelli di Napoli a portare la loro testimonianza di verità al porto di Napoli.
Sarà una vera battaglia spirituale in quanto proprio a Napoli decine di docenti universitari hanno firmato per un boicottaggio accademico contro Israele.
Sarebbe interessante chiedere a questi professori che hanno firmato la petizione contro Israele se hanno come missione la diffusione della conoscenza e comprensione del Medio Oriente oppure l'educazione all'odio di Israele.
Le Università di appartenenza sono la "Federico II"(Carlo Almirante, Giuseppe Aragno, Renato Briganti, Giuseppe Ferraro, Gaetano Fiore, Gianfranco Borrelli) e l'Università Orientale di Napoli (Iain Chambers, Lidia Curti, Adele Del Guercio, Tiziana Terranova).

 

(Presidente Edipi Ivan Basana)

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News letter da Beit Netanel - Luglio 2012

Cari amici,

Gloria a Dio che continua ad aprirci le porte del Cielo e ad elargire
l'abbondanza del suo buon tesoro, per dare alla nostra terra la pioggia al
tempo giusto, e per benedire tutta l'opera delle nostre mani. (Deut. 28:12)

E' sempre un'emozione per me poter condividere cio' che Dio sta operando
nella mia vita e nel mio ministero. Il mese scorso Irit, mia nipote, e'
venuta al Signore. Ora vuole addirittura andare alla Suola Biblica per
acquistare maggiore conoscenza della Parola di Dio. Irit ha aperto la sua
casa al pastore Asher e a 15 non credenti e io stessa andro' a casa sua a
portare la Parola.

La mia casa e' stata scelta nell'ambito del progetto "casa aperta" per il
giorno 8 agosto.
Qui in Israele c'e' la consuetudine di selezionare, una volta all'anno,
case che si considerano interessanti o speciali e di aprirle al pubblico
per una visita in massa. Si puo' arrivare ad una affluenza giornaliera di
1600 persone da ogni parte del paese. Ovviamente tutti i miei ospiti
riceveranno il Vangelo nella misura in cui il Signore mi aprira' la porta
per condividerlo.

Le cose non sono sempre cosi' facili in Israele. L'ultima volta vi ho
parlato dei 60 giudici che avevo invitato a mangiare a casa mia. Avevo
reputato giusto che loro sapessero in anticipo chi io ero. La mia casa non
e' esattamente "kosher"dal punto di vista rabbinico e io sono una credente
messianica. Stranamente la mia fede non e' sembrata essere un problema per
loro. Solo un paio di giudici, molto religiosi, hanno cancellato, ritenendo
che la mia casa non fosse sufficientemente kosher per potervi consumare un
pasto. Un'altra buona notizia, pero', e' che la figlia di uno dei giudici
ha deciso di radunare proprio a casa mia 20 donne per la sua "wedding
shower" (incontro tra amiche con scambio di regali prima del matrimonio).
So che il giudice e' rimasto molto colpito e sono certa che tornera',
portando probabilmente altri giudici con se'.
Continua l'opposizione da parte del Waqf (le autorita' musulmane per i siti
in Israele). Mi hanno fatto la guerra da tutti i fronti, ma Dio li ha vinti
volta dopo volta. Quiesta volta sono venuti e hanno tagliato tutti gli
alberi lungo il sentiero che conduce a casa mia. In piu' mi hanno lasciato
li' tutti i rami e i resti, con l'incombenza di ripulire il tutto. Ma Dio
ha visto tutto e sara' Lui il mio Difensore.

Vi chiedo di continuare a pregare per le mie finanze, che come sempre
scarseggiano. Devo pagare 5000$ di tasse di proprieta' e avendo tanti
ospiti i mesi di agosto e settembre, avro' molte spese extra.

Vi ringrazio infinitamente per le vostre preghiere e per il vostro
sostegno, senza cui non potrei portare avanti questo ministero.

Possa il Signore, il Tuo Dio, benedire tutta la tua raccolta e tutta
l'opera delle tue mani, cosi' che tu ti dia interamente alla gioia.
(Deut. 16:15)


Vostra


Rachel

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Comunicazione del presidente:EDIPI nei primi sei mesi di attività 2012

Il primo semestre di attività di EDIPI ha confermato i progressi e la crescita sia numerica che di spessore spirituale dei nuovi soci.
Questa tendenza si era notata già al ritorno del ns. X Raduno Nazionale 2011 di Gerusalemme.
La "Famiglia" di EDIPI ha raggiunto quasi le cinquanta unità e penso sia giunto il momento di strutturarci in chiave regionale o multiregionale, soprattutto valutando la specificità delle comunità ebraiche presenti nel territorio italiano, con cui desideriamo relazionare.
Un doveroso riconoscimento deve esser dato al pastore Alfonso Marchetta che assieme alla pastora Nazzarena Condemi ha organizzato nel mese di giugno a Messina il II convegno regionale di EDIPI-Sicilia invitando il pastore messianico Miki Yarom.
L'obbiettivo di EDIPI è proprio quello di incentivare delle iniziative regionali per pianificare meglio la nostra presenza tra le chiese del territorio. Abbiamo già individuato soci con il profilo spirituale adatto disponibili ad impegnarsi in maniera continuativa.
Piemonte, Toscana e Puglia sono le prime tre regioni che si attiveranno in tal senso.
In questa prima fase dell'anno abbiamo notato un'inversione di tendenza riguardo le nostre iniziative.
Per la prima volta siamo stati invitati a più riprese da diverse realtà associative: associazioni culturali (Torino e Piove di Sacco-Padova), ADI-Milano (Amici di Israele), Ass. Italia-Israele (Siena).
La collaborazione con il f.llo Marcello Cicchese è stata quanto mai profiqua, come altrettanto utili sono stati gli ultimi due libri pubblicati da EDIPI: "Questa terra è la mia terra" e "La superbia dei Gentili".
E' interessante che da queste iniziative si stanno sviluppando nuovi contatti per allargare e approfondire le tematiche affrontate nelle diverse conferenze. In particolare stiamo valutando la possibilità di realizzare un importante evento con la comunità ebraica di Torino sull'antisemitismo o sugli aspetti legali dei diritti ebraici relativi al Mandato per la Palestina.
Il viaggio EDIPI di archeologia biblica con Dan Bahat e la recente conferenza internazionale di Budapest nella nave fluviale sul Danubio organizzata da CDM ungherese con Norberth Lieth, rappresentano entrambe, per novità e originalità, due eventi unici nel loro genere che meriteranno di esser ripetuti in futuro.
Chiuso il primo semestre, ricordiamo che la seconda metà del 2012 ci stà riservando tre appuntamenti della massima importanza.
La prima domenica di settembre, in occasione della Giornata Europea della Cultura Ebraica, rappresenta un occasione in cui EDIPI si coinvolge a livello nazionale. Questa è un opportunità importante in cui possiamo distribuire la pubblicazione di Derek White "L'ebraicità di Gesù". Da segnalare che in Puglia all'evento non verrà dedicato un solo giorno ma un'intera settimana e il rappresentante EDIPI regionale, Carlo Genco, unitamente alla pastora dr.essa Nicla Pompea Costantino, si stanno organizzando al meglio.
Sempre la prima domenica, ma di ottobre, in occasione della Giornata Mondiale per la Preghiera per la Pace di Gerusalemme EDIPI organizzerà assieme a Eagles Wings (www.daytopray.com) l'XI Raduno Nazionale EDIPI a Campo Galliano nella zona recentemente terremotata del modenese; sabato pomeriggio 6 ottobre, avremo due predicazioni sul significato e la motivazione per pregare per la Pace di Gerusalemme (dr.Mark Surey e past. Corrado Maggia), mentre alla domenica si realizzerà un contenitore di intercessione condotto dal past. Roberto Mazzeschi, presidente dell'Alleanza Evangelica Italiana, in cui si alterneranno pastori e leader evangelici accomunati sull'identica piattaforma biblica di Israele. Quanto mai preziosa è stata la collaborazione dei coniugi Terry e Robert Hord per la soluzione logistica.
A breve avremo indicazioni più precise consultando www.edipi.net che aggiorniamo puntualmente.
A dicembre il 7-8-9 ci sarà il II Convegno internazionale EDIPI sul tema dell'Aliyah in collaborazione con l'associazione EBENEZER e l'autorevole presenza dei pastori messianici Angel Gerber con i coniugi Boskey. Ma di questo evento avremo occasione di parlarne più avanti, avendo in preparazione delle sorprese...sorprendenti!
Infine e doveroso un cenno all'alacre attività di aggiornamento del sito EDIPI che la nostra segretaria, Annalisa Signoriello, fa in un momento quanto mai gravoso per lei, a causa del lavoro stagionale estivo, che occupa quasi tutto il suo tempo.
Grazie a nome di tutta l'associazione e mio personale.

il presidente Ivan Basana

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News Letter Ministerio El Vino Nuevo

Shalom!

Per noi è una gioia poterti parlare attraverso questa piccola lettera, con la quale preghiamo che tu sia ricoperto di benedizioni nel nome di Yeshua, il Messia di Israele.

Sappiamo che Dio ha posto nel tuo cuore un amore speciale per il popolo ebraico, la Bibbia dice: “benedirò quelli che ti benediranno”. Ciò è molto importante in questi tempi profetici, dove l’antisemitismo e l’odio verso Israele è promosso attraverso i mezzi di comunicazione.

La nostra Keilah (congregazione) a Tel Aviv continua ad avanzare e ad estendersi per compiere la parola “tutto Israele sarà salvato” (Romani 11:26).

Abbiamo fondado una ONG o Associazione senza scopi di lucro chiamata “Caminos de Esperanza” (Vie di speranza). Questa associazione costituisce una casa per i bisognosi ed il mezzo per poter aiutare sia la gente emarginata sia i tossicodipendenti, facilitando l’uscita dalla loro prigionia e portandoli a conoscere il Messia ... queste persone sono i pubblicani moderni disprezzati dalla società ...

Gli scopi di questa ONG sono:

  • soddisfare le necessità primarie di persone carenti e famiglie in situazioni di rischio;

  • e fornire una formazione biblica e aiuto spirituale, sapendo che le scritture e il potere di Adonay possono liberare le persone dalla miseria, dalle strade e dalle droghe per dare una nuova vita!


Caminos de Esperanza è finanziata solo da donazioni internazionali e con il volontariato di fratelli che amano Israele.

La tua collaborazione economica ci permette di avanzare nell’adempimento di questo compito e il tuo nome rimarrà registrato nel nostro libro di benefattori dell’associazione in Israele, inoltre riceverai un certificato di Membro onorario di “Caminos de Esperanza”.

  • La tua contribuzione mensile ci permette di aiutare ebrei con pochi ricorsi e famiglie a rischio nelle città d’Israele;

  • Le tue donazioni per l’acquisto di cibo (e vestiti) ci permettono di alimentare la gente nella nostra sede.

  • Il tuo appoggio ci aiuta a pagare gli affitti della sede di “Caminos de Esperanza” e a finanziare il recupero dei tossicodipendenti delle strade di Tel Aviv.

Tutto questo per la Gloria di Adonay e per dare testimonianza al popolo ebraico dell’amore dei credenti delle nazioni! Tutti i collaboratori, persino noi responsabili, sono volontari, ossia non ricevono nessuna rimunerazione per il loro servizio.

Come aiutare?

Puoi inviare la tua offerta in modi diversi: vedi allegato

 

Puoi essere parte di questo ministero in Israele e seminare nella terra della Bibbia, ti incoraggiamo ad unirti a Caminos de Esperanza!

 

 

EDIPI ogni anno consegna personalmente nelle mani del past. Angel Gerber un dono finanziario raccolto tra i soci.

 


Saremmo lieti di sapere che hai condiviso questa lettera con altri fratelli intorno a te, in questo modo ci aiuteresti a diffondere quest’opera importante nella terra di Israele.

Ti saluto con la benedizione sacerdotale e aspettando la tua risposta.

"Iebarekhekhá A-do-nai Veishmerekha, Iaer A-do-nai Panav Elekha 
Vikhuneka, Isá A-do- nai Panav Elekha Veiasem Lekhá Shalom."

Nell’amore di Yeshua,

Dr. Ángel Gerber

Presidente e fondatore

Ministero ‘El Vino Nuevo’

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IL RINASCIMENTO EBRAICO DELLA PUGLIA di Francesco Lotoro

Il popolo ebraico arrivò nell’I–tal–yà (in ebraico Terra della rugiada
divina) da popolo libero durante la Roma repubblicana e da popolo
schiavo durante la Roma imperiale, dopo la distruzione del Secondo
Tempio di Gerusalemme.

Gli ebrei sono entrati dal più importante varco d’ingresso dell’Oriente in Occidente ossia la Apulia, la terra senza porte come ci ricorda la sua radice greca (Apyle, alfa privativo+ pyle, porta).

Da Sannicandro Garganico a Otranto la Puglia ha da sempre una spina dorsale ebraica.

La storia antica riporta di Rabbi Akivà che salpa da Brindisi e concepisce una importante norma halachica sul viaggio in nave durante Shabbat; di una importante accademia rabbinica guidata dal grande Rabbi Itzchak Malki Zedek nella Siponto bizantina; di una comunità ebraica barlettana che vantava grandi tradizioni notarili e che accolse il grande Maestro Itzchak Abravanel e che a Barletta fondò il Banco Feneratizio; delle benestanti famiglie ebraiche Franzese e Spagnolo e di una ketubà (atto di matrimonio ebraico) misteriosamente sottratta all’ebrea Leonetta in una Andria liberale e tollerante verso gli ebrei (ma anche di misteriose trame segrete a sfondo cabalistico in Castel del Monte); di Bari e Otranto vere e proprie Sion sull’Adriatico da far dire al Maestro alsaziano Rabbi Jacob Tam (1100–1171) che “Da Bari uscirà la Legge e la Parola del Signore da Otranto“; di grandi medici del corpo e dell’intelletto e poeti dell’ebraismo oritano quali Shabbetay Donnolo, Achimaaz ben Paltiel e Amittai ben Shefatiah ma altresì di episodi di saccheggio e incendio della giudecca a Lecce nel 1463 e dell’obbligo stabilito dalla sovrana Maria d’Enghien di segno distintivo per gli ebrei leccesi

La storia più recente riporta di Donato Manduzio, Concetta Di Leo e altri sannicandresi che nella prima metà del secolo scorso si convertirono all’ebraismo, parte di essi si trasferì in Israele ma i loro discendenti hanno sempre mantenuto acceso il fuoco ebraico a Sannicandro Garganico; a Nardò tra il 1943 e il 1947 l’intera comunità cittadina venne in soccorso degli ebrei scampati ai Lager e che sulla spiaggia di S. Maria al Bagno attendevano di imbarcarsi per la Palestina Mandataria Britannica.

Trani è il capoluogo dell’ebraismo di Puglia, faro dell’ebraismo della
Diaspora; già sede di quattro sinagoghe, fucina di una enorme attività di studio e di importanti approfondimenti del pensiero religioso ebraico, nel Medioevo la presenza di una consistente colonia ebraica favorì lo sviluppo dell’economia locale, Federico II di Svevia assegnò agli ebrei della città il monopolio della tintoria e della lavorazione e rivendita della seta grezza in tutto il Meridione.

A Trani operava il chacham Isaia ben Mali il Vecchio (nato a Trani nel
1180) detto Emanuele; Shlomo Simonsohn definisce Emanuele di Trani il più fecondo autore rabbinico italiano di tutti i tempi: tra i principali
talmudisti del Medioevo, dottore della Legge con grandi capacità di sintesi tra il pensiero askenazita tedesco e francese e quello orientale di Bisanzio ed Eretz Israel, è citato tra i Rishonim, Maestri universali della Legge ebraica secondi soltanto ai Gaonim babilonesi.

Suo nipote Isaia il Giovane, Salomone da Trani, Giuseppe da Trani e altri diedero vita a un pensiero ebraico che ha dettato regole etiche e
giudiziarie all’intera Diaspora; i loro commentari e responsa sono
studiati nelle più rinomate accademie talmudiche mentre la comunità ebraica tranese divenne punto di riferimento dell’attività commerciale e politica sotto gli Angioini e, a dispetto di una legislazione sempre meno permissiva e tollerante verso gli ebrei dell’Italia meridionale, godette della più vasta stima e riconoscenza.

I decreti di espulsione emanati dal Regno di Napoli Il, le conversioni
coatte incoraggiate dalla Chiesa e il dilagante Marranesimo non hanno mai spento il focolare ebraico di queste terre.

A Trani, simbolo della rinascita dell’ebraismo nel Mezzogiorno, gli ebrei sono tornati 463 anni dopo la cacciata, ripristinando culto e vita ebraica presso la Sinagoga Scolanova; la rinascita della comunità ebraica tranese è una delle più affascinanti realtà nel bacino mediterraneo e costituisce il punto di riferimento per tutti gli ebrei della regione e non solo.

La rinascita ebraica di Trani è stata di forte stimolo alla rinascita
dell’ebraismo in Calabria e in Sicilia; lo spirito di tale rinascita è
quello di promuovere il pensiero ebraico, l’osservanza dei precetti e
l’insegnamento della fede e cultura ebraica ai giovani della comunità, i
valori di convivenza e dialogo con istituzioni e componenti sociali,
culturali e religiose del territorio.

Qualcuno tende a parlare unicamente dell’ebraismo che fu, di tombe e
lapidei sparsi per la Puglia, di comunità ebraiche e sinagoghe pugliesi
scomparse; giusto che se ne parli ma questo non è ebraismo.

L’ebraismo è innanzitutto *Vita*; perché l’ebreo crede unicamente alla vita al punto tale da chiamare i propri cimiteri *bathè–haChaim* (case della Vita); l’ebraismo pugliese non è esposto in alcun museo e gli ebrei di Puglia non riposano in alcuna tomba ma vivono normalmente la loro diversità culturale e religiosa in questa terra che odora degli Ulivi di Gerusalemme.

Alcuni Maestri osano affermare: “ebreo non è già chi vanta la propria
mamma ebrea ma chi avrà il proprio nipote ebreo”; è un paradosso che rende l’idea di come un ebreo guardi al passato e al presente e trasmetta la propria identità al punto da ipotecarla oggi su quella del figlio di suo figlio.

Oggi, come al momento della nascita (Genesi 25, 26), Giacobbe–Israèl ha
nuovamente riafferrato il calcagno del fratello Esaù–Edom, progenitore
delle genti italiche secondo la tradizione ebraica.

Il Rinascimento ebraico della Puglia è iniziato.

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News Letter da Beit Netanel - Giugno 2012

Cari amici,

Dio ha modi straordinari di dirigere i nostri passi anche quando noi non ne siamo consapevoli. La settimana scorsa abbiamo avuto testimonianza di questo. Io e Gilad avevamo appuntamento con un gruppo di Svizzeri a Tiberiade, ma essendomi confusa con le date sono arrivata un giorno prima. Questa verrebbe normalmente considerata una perdita di tempo, ma quando e' il Signore a ordinare i nostri passi ogni cosa che ci accade e' destinata a portare frutto. Il giorno seguente, dato che avevamo del tempo a disposizione, io e Gilad ci siamo fermati in un negozio di articoli regalo e li' abbiamo incontrato un giovane di nome Yam, l'addetto alle vendite. Yam voleva venderci qualcuno dei suoi articoli, ma ha finito col ricevere molto più di quel che avrebbe potuto immaginarsi. Gli ho parlato dell'amore del Signore. Yam ci ha detto di parlare spesso di Gesu' alla gente, dato che si trovava nel luogo (Galilea) da cui proveniva Gesu'. Yam pero' non era un credente. Ci ha detto anche di avere una sorella che aveva sposato un Gentile (non ebreo) americano, il quale si era convertito al Giudaismo. Io ho risposto: Gloria a Dio che Yeshua ci ha liberati da tutto questo. Poi gli abbiamo parlato di Yeshua, del Suo immenso amore per lui e di come volesse renderlo libero. Gli ho chiesto se voleva che Dio cambiasse la sua vita e lui ha risposto: Certo! Abbiamo conversato per più di un'ora e a lui non importava più nulla di chi entrava nel suo negozio. Alla fine si e' inginocchiato li', davanti a tutti, e ha ricevuto Yeshua nel suo cuore. Gloria a Dio!



Quella sera lo abbiamo invitato a venire a sentire la mia testimonianza in occasione del mio incontro con il gruppo svizzero. Siamo rimasti tutti sorpresi quando ci ha detto di essere un cantante! Alla fine ha cantato una canzone per noi, Lo beglal ha ruach. Elah beglal ha elohim betoch nishmati. Non e' a motivo dello Spirito ma del fatto che Dio e' dentro di me (traduzione letterale). Non sapeva nemmeno cosa stava cantando, ma tutti siamo stati benedetti e lui ha sentito il nostro amore. L'ho invitato a venire a casa mia, lui vuole portare anche suo fratello per conoscere di più del Vangelo.


A volte non abbiamo bisogno nemmeno di spostarci per fare incontri divini. Martedì scorso due ragazzi sono venuti qui alla casa di Ein Kerem per una consegna. Sono rimasti colpiti dalla bellezza del luogo e hanno fatto delle domande. Ho detto loro che qui si insegna la Tenach (AT) e le profezie che che riguardano il Messia. Erano molto aperti e volevano saperne di più. Ho pregato per loro. Hanno amato molto anche Gilad, che hanno visto come una figura paterna. Abitano a Netanya, sul Mediterraneo, e ci hanno invitati a far loro visita e a portare un isegnamento ad un gruppo.



Forse vi ricorderete di Yossi Levi. Era venuto qui circa un anno fa, ma dopo aver parlato con alcuni rabbini ha smesso di venire. Un giorno, volendo chiamare una persona di nome
Rachel dalla sua banca, ha fatto un errore e ha chiamato me. Gli ho detto che non si trattava affatto di un errore, ma che era la volonta' di Dio e l'ho invitato a venirmi a trovare. E' venuto a casa sabato sera, domenica e lunedì e abbiamo parlato ogni volta fino all'una del mattino. Lui non voleva recarsi a nessuna congregazione, ci ha detto che voleva studiare con noi.
Alcuni giorni dopo ha parlato con sua madre e con sua cognata e ha detto loro che dovevano conoscere Yeshua. Poi mi ha invitata a casa sua per parlare con loro. Adesso viene qui a studiare con noi tutte le settimane. E' tornato alla fede dopo aver appreso che Yeshua era ebreo e che era vissuto come tale. Questo lo ha toccato profondamente e ora siamo in contatto ogni giorno.


Dio vi benedica grandemente per tutte le vostre preghiere e il vostro sostegno!



Vostra,

Rachel

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Per le strade d'Israele, inseguendo Dan Bahat

Entusiasmo e passione

"Orrribile!" sentivamo dire con foga e inusuale frequenza dalla nostra eccezionale guida, l'archeologo di fama mondiale Dan Bahat, che per dodici anni è stato l'archeologo ufficiale di Gerusalemme e adesso guidava il nostro piccolo gruppo alla scoperta dei tesori d'Israele. Le erre che sentivamo erano proprio tre, e anche qualcuna di più, pronunciate con la corretta dizione della reshebraica, che noi italiani chiamiamo popolarmente "erre moscia". E' incredibile il numero delle cose che Dan trovava orribili: dallo scempio che le autorità arabe fanno dei resti archeologici del secondo Tempio, al puzzo di sudore degli intabarrati ebrei ortodossi il cui corpo, secondo lui, vede l'acqua soltanto nei bagni rituali che precedono lo Shabbat; dalle nefandezze storiche di un criminale come Arafat, al goffo modo di abbigliarsi delle grasse turiste russe.
Ma all'aggettivo negativo si contrapponeva sempre, in continua alternanza, un altro positivo: «Bellissimo!» E le cose di cui Dan cercava di farci capire la bellezza erano davvero tante: un mosaico di cui forse noi vedevamo soltanto che era incompleto e rovinato, i resti di un'antica costruzione di cui ci sforzavamo di capire l'importanza, e tante, tante altre cose che ci presentava e spiegava con abbondanza di particolari e di entusiasmo.




All'inseguimento di Dan Bahat


Per dieci giorni siamo stati al suo inseguimento, in senso fisico e culturale.
In senso fisico, perché non appena aveva finito una spiegazione partiva a razzo verso il luogo della successiva, e soltanto due o tre fra i più pronti riuscivano a rimanergli a ruota; il resto del gruppo si sgranava in una fila che col passare dei giorni e l'aumentare della stanchezza diventava sempre più lunga. «Ma dove trova tanta energia quell'arzillo vecchietto con i baffi alla Francesco Giuseppe Imperatore d'Austria e Ungheria?» mi chiedevo ogni tanto. E se qualche volta, nei momenti di particolare stanchezza, ero tentato di chiedere comprensione per la mia tarda età, mi ricordavo che Dan è mio coetaneo e andavo avanti in silenzio.
Inseguimento in senso culturale, perché cercavamo sinceramente, soprattutto nei primi giorni, di seguirlo da vicino nelle sue dettagliate spiegazioni archeologiche, storiche, religiose, ma alla fine, davanti alla mole enorme di informazioni che ci trasmetteva abbiamo dovuto accontentarci di seguirlo da lontano, cogliendo e ritenendo quello che ci sembrava più chiaro e importante, e rinviando l'approfondimento del resto ad un futuro più o meno prossimo, se mai ci sarà, quando cananei, erodiani, romani, bizantini, arabi, crociati, mamelucchi, ottomani riusciranno a trovare la giusta collocazione nella nostra mente.


Domande  imbarazzanti

Ma il guaio è che Dan ogni tanto si ricordava di essere non solo un ricercatore archeologico, ma anche un professore universitario. E i professori, si sa, oltre a dare spiegazioni fanno anche esami e domande. «E' chiaro? Avete capito tutti?» chiedeva ogni tanto con insistenza creando il panico nel gruppo. «C'è qualcosa che non hai capito?» chiedeva a quello che gli stava più vicino, e in quel momento i più lontani si rallegravano di non essere riusciti ad avvicinarsi di più a lui, come avrebbero voluto per sentire meglio le sue spiegazioni, perché di cose non capite ce n'erano sicuramente più di una.

 

Informazioni  preziose

Abbiamo ricevuto informazioni e testimonianze di vario genere che mai avremmo potuto ricevere da altre guide. Come quando, per esempio, davanti a non ricordo quali resti archeologici ci ha spiegato, con crudo linguaggio e abbondanza di particolari tecnici, la differenza tra la circoncisione fatta dagli ebrei e quella fatta dagli arabi. Non c'entrava molto con tutto il resto, ma il discorso è stato interessantissimo.


Propositi omicidi

Nella prima parte del viaggio abbiamo alloggiato nel kibbuz Ma'agan, sulla costa meridionale del lago di Gennesaret, e abbiamo visitato la Galilea. Tiberiade, Bet Alfa, Bet Shean, Zippori, Kursi, Capernaum, Korazin, Safed sono le città che abbiamo visitato nei primi tre giorni.

La sera del terzo giorno Dan ci ha annunciato: "Domani vi voglio ammazzare". E il giorno dopo, quando stavamo rincorrendolo mentre andava su e giù per i pendii del Golan, mi sono chiesto se aveva detto per scherzo o aveva fatto sul serio. Ma siamo sopravvissuti. Partendo dall'alto di una panoramica terrazza abbiamo fatto un lungo cammino, prima in discesa poi in salita, per raggiungere Gamla, la città asmonea soprannominata la "Masada del nord" per l'eroica e tragica difesa che ne fecero gli ebrei nel 67 d.C. davanti all'esercito di Vespasiano. Dopo le consuete, ricchissime spiegazioni di Dan abbiamo preso la via del ritorno verso il pullman. Questa volta il percorso scelto dalla nostra guida è stato più breve, ma a quale prezzo! Una ripida scarpinata che anche alle capre avrebbe dato qualche problema. Ma ce l'abbiamo fatta!



Una bella soddisfazione

In questa occasione mia moglie ed io abbiamo avuto anche una soddisfazione personale che ci ha ampiamente ripagati della fatica fatta. Stavamo camminando insieme al gruppo quando inaspettatamente ha squillato il cellulare di Lidia, mia moglie. Era un messaggio di nostro nipote Giacomo, dieci anni, che dopo essersi impossessato del cellulare di sua madre aveva voluto darci di suo pugno una notizia importante: "Ciao nonni lo sapete che a scuola o preso un 10 sugli ebrei", era scritto letteralmente nel messaggio. L'ho letto ai presenti ad alta voce e il gruppo è scoppiato in un applauso. E il famoso archeologo Dan Bahat mi ha stretto con impeto la mano congratulandosi con me. Una bella soddisfazione, non c'è che dire. Ma le congratulazioni devono essere girate alla madre e alle sorelle della chiesa che istruiscono i bambini.

A casa Giacomo ci ha spiegato com'erano andate le cose: durante una lezione la sua maestra aveva detto che Abramo ha avuto Isacco a novant'anni, e lui l'ha corretta: "No, aveva cento anni". "Visto che tu ne sai di più, raccontaci qualcosa sugli ebrei", gli ha detto allora la maestra. Lui l'ha fatto e si è meritato un bel 10. Bravo Giacomo!



Lei non sa chi sono io

Dopo la faticaccia di Gamla abbiamo visitato Katsrin e infine ci siamo avviati verso Tel Dan, un parco nazionale all'estremo nord del paese.

Lì è accaduto qualcosa che soltanto con Dan Bahat poteva accadere. Il parco di Tel Dan chiude alla cinque del pomeriggio, ma quando siamo arrivati abbiamo letto che le visite non possono iniziare dopo le quattro, e noi eravamo arrivati alle quattro e un quarto. Che avrebbe fatto una guida normale? "Cari signori, purtroppo siamo arrivati in ritardo e dobbiamo tornare indietro", avrebbe detto una guida normale. Ma Dan Bahat una guida normale non è, e quindi ha cominciato subito a litigare vivacemente con il guardiano del parco. Che cosa gli abbia detto e quali argomenti abbia usato per sostenere le sue ragioni forse non lo sapremo mai, ma a un certo punto l'abbiamo visto tornare indietro.

Arriva fino a noi ma non si ferma né ci spiega. Continua il suo cammino dirigendosi verso il pullman che avevamo lasciato più lontano. Sparisce alla nostra vista e noi rimaniamo lì senza sapere che cosa fare e che cosa pensare. Dopo un po' vediamo l'autista venirci incontro e farci segno di venire e salire. Andiamo e saliamo, ma Dan nel pullman non c'è. Ci accorgiamo poi che è salito con un'altra persona su una macchina davanti a noi, la quale parte in un'altra direzione. E il pullman la segue. Quando scendiamo la cosa si chiarisce: era partita una telefonata per il direttore del parco, il quale, saputo di chi si trattava, si è offerto di aprirci un altro cancello di accesso con le sue chiavi personali, lasciandoci il permesso di rimanere dentro fino alle cinque e mezza del pomeriggio. Un trattamento fuori dell'ordinario, certo, ma anche Dan Bahat è fuori dell'ordinario.



Un protagonista della storia d'Israele

Quando siamo stati dentro il parco abbiamo capito perché Dan è davvero speciale. Gli scavi che ci ha mostrato erano in molti casi quelli a cui lui stesso aveva lavorato durante la guerra dei sei giorni. Ci ha indicato la collina da cui sparavano i siriani e ci ha spiegato gli accordi intercorsi tra esercito e archeologi. "Scavate - dicevano i militari - se trovate qualcosa, bene, altrimenti useremo i vostri scavi per le nostre fortificazioni". E ci ha parlato, tra una spiegazione e l'altra, di come si è contrapposto violentemente a Moshe Dayan per quello che permetteva di fare ai soldati con i reperti archeologici che trovavano, e di come si è rifiutato di presentarsi a lui quando l'ha convocato per un colloquio, perché - ci ha detto - "in quel caso l'autorità ero io, ed era lui che doveva venire da me". Abbiamo così potuto renderci conto di come in Israele l'archeologia si colleghi alla storia, non solo quella lontana, ma anche quella molto vicina a noi. E che di questa storia lo stesso Dan Bahat è un protagonista.



Quello che si può ottenere facendo teatro

La sera in albergo ci ha fatto firmare una lettera di ringraziamento al direttore del parco per la cortesia che ci aveva usata. E ci ha informati che lui avrebbe aggiunto una sua lettera personale per spiegare al suo amico direttore il motivo per cui "aveva dovuto fare il teatro di essersi arrabbiato". "Fare il teatro di essersi arrabbiato!" Lidia ed io siamo rimasti colpiti da questa espressione. Dunque lui non era veramente arrabbiato, ma aveva "fatto scena" perché voleva ottenere un obiettivo. E l'ha ottenuto.

Questo ci ha fornito la chiave di spiegazione di un altro fatto, abbastanza grave, che ci aveva raccontato durante la visita. Gli archeologi avevano trovato a Tel Dan, sempre durante gli scavi del '67, i resti di un'antica costruzione di cui lui aveva capito subito l'importanza archeologica. Ma per non so quale motivo strategico il suo superiore negli scavi, che lavorava insieme a lui, aveva ricevuto l'ordine di rompere quel reperto con una ruspa. Per lui questo sarebbe stato un mostruoso scempio di enorme gravità scientifica, ma non aveva l'autorità per impedirlo. Ha risolto la cosa in questo modo: ha preso un piccone, e brandendolo in aria con viso minaccioso ha detto al suo superiore: "Se prendi quella ruspa io t'ammazzo!" Per un po' l'altro ha pensato che non facesse sul serio e ha provato ad andare avanti, ma poiché Dan continuava a ripetere la sua minaccia in tono sempre più infuriato e deciso, l'altro ha pensato bene che era meglio non correre rischi e per prudenza ha desistito. E lo scempio non è avvenuto. Per anni, in seguito - ci ha detto poi Dan - quella persona l'ha ringraziato, perché si era reso conto di quale gravità scientifica sarebbe stato lo sbaglio di rovinare quel reperto. Osiamo sperare allora che anche in quel caso Dan abbia "fatto il teatro di essere arrabbiato" per ottenere un obiettivo importante, ma non avesse avuto davvero l'intenzione di ammazzare quel povero tapino che in quel momento aveva il solo torto di non aver capito l'importanza scientifica di un reperto archeologico. Ma in ogni caso abbiamo avuto un altro scorcio della personalità di Dan Bahat.



A Gerusalemme, guardando pietre e incontrando persone

Il giorno dopo abbiamo percorso la costa settentrionale d'Israele, cominciando da Akko, e trascurando Haifa e il monte Carmelo ci siamo fermati a Cesarea. Di lì, dopo le consuete abbondantissime spiegazioni di Dan, siamo "saliti" a Gerusalemme. E lì siamo rimasti alloggiati fino alla fine del viaggio.

I quattro giorni pieni passati a Gerusalemme con Dan Bahat rimarranno impressi a lungo nella nostra memoria. Si partiva puntuali alle otto e mezza di mattina e non si tornava prima delle cinque del pomeriggio. Camminavamo in continuazione, con una mezz'ora o poco più di libera uscita per trovare qualcosa da mangiare: falafel o cose simili. Ma anche in questo caso, nessuna lamentela: era troppo interessante.

E poi Dan da solo era uno spettacolo. Ogni tanto incontrava qualcuno che lo conosceva: saluti rispettosi da parte di ex allievi o suoi ammiratori; fragorose strette di mano con gli amici che lo riconoscevano mentre circolavamo nelle viuzze del mercato arabo. Spesso poi ci spiegava chi erano le persone incontrate e che cosa si erano detti, in arabo naturalmente. Così ci siamo resi conto che Dan ha molti amici anche tra gli arabi. Uno di noi allora gli ha chiesto se lui si fida dei suoi conoscenti arabi. Ci ha pensato un po' su, poi ci ha raccontato una sua vicenda personale.

Qualche anno prima aveva avuto bisogno di fare delle ristrutturazioni nel suo appartamento, e non potendo rimanere in casa tutto il giorno aveva lasciato le chiavi di casa al muratore arabo con cui si era accordato. Dopo una decina di giorni il lavoro era finito e tutto era andato bene, ma qualche tempo dopo aveva letto sui giornali che quel muratore arabo era stato arrestato perché aveva partecipato ad un attentato in cui erano morte diverse persone. Il muratore è ancora in carcere e Dan ha detto che una cosa simile di certo non la farà più.

Il primo giorno a Gerusalemme abbiamo visitato il lungo tunnel che costeggia il muro occidentale del Tempio, a cui lo stesso Dan ha lavorato per anni. Durante il percorso abbiamo incontrato un drappello di militari. La persona che li guidava ha riconosciuto Dan, e dopo averlo salutato si è fermato a parlare con lui. Dagli sguardi che ci rivolgeva abbiamo capito che chiedeva a Dan chi erano quelle persone che stava accompagnando, e probabilmente si sarà meravigliato nel sapere che non erano noti archeologi, ma semplici amici che amano Israele. Ma quando Dan ci ha detto che quella persona era il portavoce di Tzahal, l'esercito israeliano, il gruppo è scoppiato spontaneamente in un lungo applauso. Il militare ha mostrato di apprezzare il segno di amicizia e col capo ha fatto un cenno di ringraziamento. Anche in questo modo pensiamo di aver reso un piccolo servizio ad Israele.

Più avanti abbiamo incontrato un gruppo di tre persone: una donna con un ragazzo e un giovane. Dopo aver parlato con loro, Dan ci ha spiegato: molti ebrei, soprattutto tra gli americani benestanti, hanno l'abitudine di festeggiare il Bar Mitzvah dei loro figli a Gerusalemme. Il ragazzo avrebbe celebrato il suo Bar Mitzvah pochi giorni dopo, e in quel momento stava seguendo insieme alla madre una guida che aveva il compito di istruirlo su fatti storici riguardanti Gerusalemme. Nel giorno della festa sarebbe stato il ragazzo a fare da guida agli invitati e a spiegare loro quello che aveva imparato. Anche queste sono tracce di Israele: tracce viventi di un popolo che esiste ancora, e non soltanto resti archeologici di un popolo che non esiste più.



Perché i cristiani vanno in Israele?

Nei giorni successivi abbiamo visitato naturalmente alcuni dei classici posti di Gerusalemme: la chiesa del Santo Sepolcro, la tomba del giardino, il Cenacolo, la tomba di Davide, la spianata del Tempio, la città di Davide, il tunnel di Ezechia, il Monte degli Ulivi, i rotoli del Mar Morto. E spesso Dan ci indicava altri posti che avremmo dovuto visitare, ma non ne avevamo il tempo. "Sarà per il prossimo anno", ripeteva sempre, e questo avrebbe dovuto tranquillizzarci.

Anche se molti dei luoghi visitati hanno riferimenti con personaggi biblici, tra cui naturalmente Gesù, Dan ci ha detto che quasi nessuno di questi riferimenti può essere considerato storicamente sicuro. In certi casi anzi è chiaramente inventato, per motivi che a seconda dei casi possono essere turistici o idolatrici, o tutti e due insieme. Cenacolo e tomba di Davide sono esempi: il primo per i cristiani, il secondo per gli ebrei. Quasi sicuramente Gesù non ha niente a che vedere con quella stanza e Davide niente a che vedere con quella tomba. "Ma chi c'è allora dentro quella cassa sepolcrale intorno alla quale ebrei ortodossi pregano e lanciano grida?" gli ha chiesto qualcuno. "Un cavaliere crociato - ha risposto Dan -, ma se lo diciamo in modo chiaro e pubblico chissà che cosa succede".

Questo mi ha portato a fare alcune considerazioni e a pormi alcune domande. Perché molti vengono in Israele? Una risposta ovvia e semplice può essere: per motivi turistici. E certamente è una risposta più che giustificata, perché è indubbio che Israele, qualunque cosa si pensi o si creda, è un posto di un interesse unico. Ma perché ci vogliamo andare noi cristiani in quanto cristiani? Probabilmente perché desideriamo vedere i luoghi stessi in cui è stato Gesù, e certamente in qualche modo ci riusciamo: Gerusalemme, il Giordano, Nazaret, Betlemme, Capernaum, il lago di Galilea, Betsaida sono sempre lì, non si sono spostati. Ma sono sempre gli stessi? Possiamo davvero scorgere in quei luoghi qualche precisa e concreta traccia della vita terrena di Gesù? Se questo è il nostro desiderio profondo, siamo destinati ad essere o delusi o ingannati. Le tracce autentiche e fondamentali della persona di Gesù sono altre: sono quelle lasciate nei Vangeli dalla sua parola. Cercarne altre più valide e fondanti può condurre soltanto allo sviamento dell'idolatria. E come sappiamo, molti ci sono caduti e ci cadono ancora.

Le sole, indiscutibili tracce storiche e attuali di Gesù sono quelle lasciate indirettamente dal suo popolo: Israele. E queste sono riconoscibili, sia nel passato storico, sia nel presente politico. L'importanza grandissima del nostro viaggio sta proprio nel fatto che Dan Bahat, da scienziato ebreo sionista non religioso, ma attento alla verità storica, nelle sue esposizioni ha inserito con naturalezza fatti di Gesù riportati nei Vangeli nell'ambito della storia passata e presente del popolo di Israele a cui egli appartiene, mostrandocene via via le tracce, sia quelle lasciate dalle pietre che osservavamo, sia quelle lasciate dalle persone che incontravamo. So che a qualcuno sembrerà un'enormità, ma la dico ugualmente: gli intabarrati ebrei ortodossi vestiti di nero che ti passano accanto senza degnarti di uno sguardo e gli allegri gruppi di giovani militari che rispondono al saluto e ti sorridono, sono tracce indirette di Gesù: tracce visibili del suo popolo e della verità della sua parola.



La faticaccia di Masada

L'ultimo giorno abbiamo visitato Qumran e Masada. Sotto il sole. Una faticaccia. Ma ne valeva la pena. Ci ero già stato con mia moglie due anni fa, ma questa volta è stato diverso. Dall'alto di Masada Dan Bahat ci ha mostrato in basso i segni degli accampamenti romani e ce ne ha indicato in particolare uno: "Lì sono vissuto in tenda per tre anni con il gruppo di archeologi che ha fatto scavi qui a Masada", ci ha comunicato. E' chiaro allora che su quei resti Dan aveva cose da raccontarci che non si trovano nelle normali guide turistiche. Ogni tanto dopo una spiegazione aggiungeva: "Ecco, questo l'ho scavato io".

Ha avuto a che fare anche con Ben Gurion, che non vedeva di buon occhio Masada, perché secondo lui un suicidio di massa di ebrei non era un buon esempio per i giovani israeliani. Ma gli archeologi gli fecero cambiare parere, e una volta il grande leader d'Israele si decise a fare una visita ufficiale agli scavi della fortezza. Proprio in quei giorni i ricercatori avevano fatto una scoperta interessante (che naturalmente Dan ci ha spiegato nei particolari ma io non mi azzardo a ripetere per tema di essere impreciso); gli archeologi ebbero modo di illustrargliela e di convincerlo ad appoggiare il proseguimento dei lavori.



Un vero uomo

La sera ci siamo radunati tutti in albergo intorno a Dan e a sua moglie, che in quell'occasione era venuta a prenderlo. Era l'ultima sera del nostro viaggio e naturalmente volevamo tutti ringraziarlo e salutarlo. Uno di noi aveva preparato un foglio con le foto di tutti i membri del gruppo. Dietro al foglio era scritto:

Noi non abbiamo conosciuto solo

l'Archeologo di Gerusalemme, famoso in tutto il mondo,

un personaggio che lascerà un segno nella storia d'Israele,

una persona squisitamente gentile e simpatica,

una persona piena d'ironia verso se stessa,

una persona che ricerca la giustizia;

ma abbiamo avuto il privilegio

di conoscere un uomo,

un vero Uomo!

Grazie Dan, per tutto quello che ci hai trasmesso con passione.



Jerushalaym, 5 maggio 2012


La Bibbia, un libro di verità storica

Il viaggio a cui abbiamo partecipato è stato pensato e organizzato da EDIPI (Evangelici d'Italia per Israele), ma pur essendo i partecipanti in grande maggioranza evangelici, il viaggio non ha avuto una particolare accentuazione religiosa. Scopo dell'iniziativa in questo caso era quello di accertare, fare proprio e se possibile diffondere un particolare tipo di verità archeologica e storica contro cui si accaniscono le forze della menzogna politica e religiosa. E a questo scopo la scelta di Dan Bahat come guida non poteva essere migliore: ne va dato il merito e il ringraziamento ai responsabili di EDIPI. Da loro è venuta anche un'altra ottima idea: in certi momenti, quando ci trovavamo in un luogo che aveva chiari e precisi riferimenti a fatti o profezie bibliche, uno di loro ha aperto la Bibbia e ha letto ad alta voce il passo corrispondente, senza fare commenti o discussioni, ma sottolineando in questo modo il fatto che la Bibbia è un libro di verità storica, non una raccolta di belle favole.


Prima di separarci

Prima di separarci da Dan Bahat e da sua moglie, gli organizzatori mi hanno chiesto di elevare a Dio una preghiera di ringraziamento per il viaggio e di benedizione per la nostra incomparabile guida. Cosa che naturalmente ho fatto, ringraziando il Signore nel nome di Gesù. A Lui sia la gloria!



(Notizie su Israele, 17 maggio 2012)

(Foto di Luca Rajna)

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