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Redazione Edipi

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Resoconto sulla Giornata della Cultura Ebraica - Siracusa

Dal nostro corrispondente EDIPI della chiesa di Caltanisetta, Luca Lapaglia, riceviamo il seguente resoconto:

Il 29 Settembre 2013 abbiamo avuto modo di recarci ad Ortigia in
occasione della giornata europea della cultura ebraica .
I relatori sono stati numericamente circa cinque.
Il dottor Cassuto è intervenuto portando alla luce significativi studi
e scoperte relative ai bagni ebraici in Europa sottolineando quali a suo
parere siano i più importanti : I bagni di purificazione di Ortigia.
Ha accennato le modalità con cui i rituali venivano svolti, ponendo in
evidenza il significato dell'acqua, che doveva essere pura.
Ha mostrato  studi archeologi riguardanti altri bagni di purificazione
conservati nel tempo in ottimo stato nel sottosuolo (quindi ritrovati e
non distrutti).
Bagni di purificazione sono stati trovati anche nelle zone del
palermitano.
Il secondo relatore e stato l'Architetto del siracusano che ha vinto la
gara d'appalto per la ristrutturazione del Porto piccolo di Ortigia.
Anche lui in maniera molto interessante ha parlato di studi effettuati
e anche di documenti ritrovati negli archivi siracusani; questi ultimi
attestano l'interesse da parte dei Responsabili delle comunità ebraiche
i quali chiedono una sede per dimorare ad Ortigia .
Si pensa una comunità di circa 20000 mila ebrei .
Il documento di richiesta è stato ritrovato; invece il documento di
approvazione da parte dei governanti siracusani di quel tempo é stato
distrutto. Si pensa si trattasse di un contratto di affitto.
Sono state rinvenute delle tombe con iscrizioni ebraiche, in
particolare circa una ventina .
Alcune di queste verranno poste nella zona di ristrutturazione del
porto piccolo.
Il quarto relatore è stato un medico di origini ebraiche e studioso del
Tanak, il quale
ha portato avanti un'interessante relazione riguardante l'uomo e la
natura.
Da studi e ricerche condotti negli ospedali di Israele ha poi spostato
l'attenzione sulla possibilità di ricavare dalla natura medicinali
fondamentali per curare malattie importanti,come tumore ,cancro, e non
solo ( il medicinale in questione si ottiene dalla canapa).
Abbiamo poi parlato di Edipi a tutti i relatori presenti alla
manifestazione ,invitandoli ad eventuali manifestazioni che terremo in
futuro.




Distinti Saluti
Luca Lapaglia

La pace vera e quella (tutta da verificare) sulla carta di ugo Volli

Di Ugo Volli

Nonostante vi siano migliaia di morti nelle guerre civili in Siria, Egitto, Tunisia, Yemen, Iraq e Libano, sulla stampa si ripete il luogo comune che l’epicentro di tutta l’instabilità in Medio Oriente sia a causa della questione palestinese Al centro del Grande Disordine Arabo che macina da tre anni ormai migliaia di morti al mese, Israele è sostanzialmente in pace. Ogni tanto qualche missile arriva da Gaza o dal Sinai, prontamente bloccato da Iron Dome seguito da misurate rappresaglie, ogni tanto qualche colpo di mortaio supera i confini siriani, più spesso il “terrorismo a bassa intensità” delle pietre sulle macchine e delle coltellate a tradimento provoca allarme nel territorio stesso di Israele. Ma non vi è confronto con quel che succede tutto intorno e neppure con quel che accadeva in Israele dieci anni fa. Le statistiche dicono che nell’ultimo anno vi è stato solo un morto da parte israeliana e una decina di terroristi coinvolti in attacchi con bombe molotov o sassi - il minor numero da sessant’anni in qua. Non sarà la pace ma ci somiglia.
Pure è un luogo comune nella stampa e presso i politici europei e americani che l’epicentro di tutta l’instabilità in Medio Oriente sia Israele, che solo la pace fra Israele e l’Anp può risolvere questa situazione e che siamo di fronte all’“ultima occasione” per questa pace. L’attivismo del segretario di stato americano Kerry che ha imposto ai riluttanti governi israeliani e dell’Anp di riprendere trattative dirette, invece di dedicarsi alle crisi sanguinose di Egitto, Siria, Tunisia, Yemen, Iraq, Libano ecc. si giustifica con questa linea di pensiero.
Non discuterò qui queste opinioni, le ho spesso contestate. E non parlerò nemmeno della stranezza politica che ha portato l’amministrazione Obama a questa scelta di priorità. Noterò solo che l’ostacolo principale per i nemici di Israele si chiama “normalizzazione” e che la normalizzazione è in atto, come si vede girando un po’ per Giudea e Samaria: gli esagitati non mancano, ma la situazione che si vede per le strade è abbastanza tranquilla, la circolazione è facile perché buona parte dei check point sono stati aboliti, circa un terzo degli stipendi degli arabi dell’Anp vengono da datori di lavoro israeliani, i villaggi ebraici si sviluppano al di qua come al di là della linea verde, ma cresce anche l’economia palestinese, vi sono belle case e campi ben coltivati in entrambe le comunità.
Tutto questo mostra che, almeno a medio termine, la situazione è più che sostenibile e la maggioranza dei cittadini dell’Anp preferisce vivere nella situazione attuale piuttosto che avventurarsi nel disordine di un’“intifada” o in una guerra civile. Naturalmente questo non piace ai “rivoluzionari di professione” come sono stati formati ad essere i quadri di Fatah e Hamas e neppure ai loro consimili delle Ong: dopotutto gli uni e gli altri vivono e piuttosto bene del loro ruolo nel conflitto, in assenza del quale perderebbero importanza e privilegi.
A giustificare i tentativi di destabilizzare questa situazione vi sono due argomenti, uno demografico e uno giuridico. Sul piano demografico si dice che Israele sarà presto sommerso da una maggioranza araba, a meno che si distacchi da Giudea e Samaria come ha fatto da Gaza. Non ho lo spazio qui per discutere questa teoria “dell’apocalisse” demografica, mi basta dire che sono sempre più numerose le voci in Israele che contestano come gonfiati i dati dei censimenti palestinesi e sottolineano che vi è un’inversione di tendenza: la natalità araba è in forte arretramento, quella ebraica cresce e i due tassi sono ormai vicini ad allinearsi.
Il tema giuridico è molto propagandato sul piano politico e giornalistico. Vi sarebbe una “occupazione” israeliana di “territori palestinesi” che violerebbe la “legalità internazionale” e pertanto andrebbe fermata al più presto. Tutto ciò però, sul piano strettamente giuridico, non è affatto vero. Israele è stato costruito sul territorio del mandato britannico sulla Palestina, deciso dopo la fine della prima guerra mondiale e il crollo dell’impero ottomano, dal trattato di pace di San Remo (un trattato accessorio di quello di Versailles, si trova in rete fra l’altro qui: https://www.mtholyoke.edu/acad/intrel/britman.htm) e poi della deliberazione della Società delle nazioni (le cui decisioni sono state interamente confermate dall’Onu al momento della sua fondazione). La premessa del mandato è che “recognition has thereby been given to the historical connexion of the Jewish people with Palestine and to the grounds for reconstituting their national home in that country” cioè si dà riconoscimento alla connessione storica del popolo ebraico con la Palestina come base per ricostituire in quale paese la loro nazione. All’articolo 6 si impone al mandatario di “shall facilitate Jewish immigration [...] and shall encourage [...] close settlement by Jews on the land, including State lands and waste lands not required for public purposes”, cioè facilitare l’immigrazione ebraica e di incoraggiare il “fitto insediamento” (o “colonizzazione” la parola è sempre “to settle”) della terra, incluse le terre statali e quelle vuote non necessarie a scopi pubblici.
Questo testo, che ha valore legale si riferisce a tutta la Palestina mandataria. La proposta di divisione dell’Assemblea generale dell’Onu, che fu respinta dai paesi arabi, gli accordi armistiziali e poi quelli di Oslo, che rimandano tutti al futuro non hanno cambiato la condizione giuridica del territorio, anche della parte che fu arbitrariamente occupata dalla Giordania nel ‘49. Il mandato di Palestina tutto, anche il “west Bank”, come si iniziò a chiamarne un pezzo dopo il ‘49, era destinato a patria del popolo ebraico e la sua “colonizzazione” era e resta perfettamente legale. La convenzione di Ginevra che spesso si cita come prova dell’illegalità israeliana non c’entra niente: sia perché si applica a territori occupati, come Giudea e Samaria non sono, sia perché riguarda trasferimenti forzati di popolazione e pulizia etnica, come in quella zona ha perpetrato la Giordania e vorrebbe commettere l’Anp, ma Israele non ha mai fatto.
I fatti che ho esposto sono ben noti. E’ quel che ha scritto il rapporto della commissione Levy (dal nome dell’ex giudice della corte suprema israeliana che l’ha presieduto) del 2012; è quel che è stato affermato di recente da un appello di giuristi contro la decisione, tutta politica, della Commissione Europea di proibire ogni suo finanziamento ad attività che hanno sede oltre la linea armistiziale del ‘49: “ la definizione dell’UE della Giudea e Samaria come “territori palestinesi” o” territori occupati” è priva di qualsiasi valore legale o di fatto. L’area non è mai stata definita come tale [ai sensi del diritto internazionale] e quindi l’uso continuo dell’Unione europea di questa terminologia mina la possibilità di negoziati per una pace permanente”. La percezione di illegalità degli insediamenti israeliani da parte “dell’UE deriva da ragioni differenti dal diritto internazionale”. Inutile dire che queste analisi e altre consimili sono regolarmente ignorate dai giornali.
In conclusione: non vi sono affatto le ragioni né politico-militari, né giuridiche per rendere una trattativa fra Israele e Anp necessaria né tanto meno urgente. Vi può essere un’opportunità politica, una volontà di convivenza, la necessità di non scontrarsi frontalmente con una comunità internazionale in buona parte succube della propaganda islamica e ostile a Israele. Ma bisogna fare attenzione a non distruggere una tranquillità sostanziale e faticosamente conquistata con un pezzo di carta che sarebbe comunque rinnegato da buona parte dei movimenti palestinesi e alla prima occasione facilmente stracciato, come ha spiegato in televisione un ministro dell’Anp, come Maometto fece del suo accordo con i nemici della Mecca.
Ugo Volli - articolo tratto da Shalom.it

News da Beit Immanuel Agosto 2013

Cari amici,
Ecco un messaggio importante da Hadassah, la coordinatrice del nostro
ministero per la famiglia e i bambini alla Congregazione Beit Immanuel.
Spero che vi prenderete del tempo per leggerlo, mettervi in discussione
e considerare come potete essere anche voi coinvolti.


*E' tempo per la famiglia*


La famiglia occupa la maggior parte della nostra vita e per tutta la
nostra vita siamo parte di una famiglia. Se guardiamo indietro nel
tempo, a quando eravamo bambini e durante la crescita, potremmo essere
sorpresi da quanto la nostra famiglia ha avuto un impatto su di noi, per
il bene e talvolta non così tanto per il bene. Le nostre abitudini, le
vacanze, i ricordi dei pasti in famiglia, gli odori domestici, nonne e
nonni, tutti hanno contribuito a creare un enorme impatto su chi siamo.


Per la maggior parte di noi sono passati molti anni da allora e ora
siamo genitori che crescono i propri figli e famiglie. Finalmente
cominciamo a capire i nostri genitori e quanto le cose che una volta
sembravano strane o fastidiose per noi quando eravamo piccoli, siano in
realtà solo parte della vita di tutti i giorni. Crescere una famiglia
non è mai stato un compito facile e il mondo moderno presenta le proprie
sfide giornaliere per genitori e bambini .


*Essere un papà, essere una mamma oggi*


Oggi difficilmente ci chiediamo quale genitore debba andare a lavorare o
quale rimanere a casa con i figli. Per la maggior parte di noi entrambi
i genitori devono lavorare fuori casa per sostenere una famiglia. Ci
sono scuole da pagare, mutui e più bollette di quante vorremmo. E a chi
ci rivolgiamo per l'educazione morale, biblica o spirituale dei nostri
figli, quando la realtà è che molti di noi difficilmente hanno la
possibilità di avere una conversazione significativa con i propri figli
durante la giornata. Un genitore israeliano spende in media circa 14
minuti al giorno con i suoi figli. E conosciamo i nostri figli? Siamo
disponibili a incontrare le loro esigenze? Li ascoltiamo?


Con tutti i carichi, le pressioni e le esigenze della vita moderna
possiamo rischiare di perderci gli anni migliori che Dio ci ha dato per
essere genitori per i nostri figli. Che cosa vuol dire essere una madre
oggi? Essere un padre? Come si fa? Non è un compito semplice in un mondo
che presenta molte opzioni, opportunità e alternative per i giovani. E
anche se la società israeliana è ancora considerata a misura di
famiglia, in molti modi stiamo assistendo ad un rapido aumento di
divorzi, coppie che convivono, aborti multipli e altre tendenze che
stanno facendo crollare il nucleo familiare .


*Comunità di supporto*


Ecco perché è essenziale che le nostre comunità religiose offrano reale
sostegno alle famiglie. Dobbiamo fare tutto ciò che possiamo per
istruire e preparare le generazioni più giovani per la vita famigliare e
per sostenere le famiglie esistenti nella loro lotta per la sopravvivenza .


Israele non è un Paese che incoraggia la fede in Gesù il Messia. E non è
facile per i nostri figli essere l'unico ragazzo o ragazza messianica
nell'intera scuola. Noi non abbiamo la libertà di esprimere la nostra
fede in pubblico. I nostri giovani possono sentirsi isolati e affrontare
molte tentazioni: discoteche, alcol, droghe. Ogni fine settimana devono
decidere di nuovo, "Dove vado? Che cosa faccio? Vado alla mia
Congregazione? Trascorro del tempo con la mia famiglia?"


Questo è il motivo per cui stiamo investendo così tanto dei nostri
sforzi in attività per i bambini e la famiglia. La nostra comunità di
fede fornisce leadership, coaching e un adeguato sostegno per ogni
livello di età. Noi diamo alle nostre famiglie un'istruzione basata
sulla Bibbia, con esempi reali di come una famiglia funzioni. Siamo qui
per sostenere le famiglie in crisi .


*Se la famiglia è qualcosa che è vicino al tuo cuore e ...*


... senti e capisci la necessità di rafforzare la famiglia, ti preghiamo
di adottarci nelle tue preghiere. Se lo vorrai, saremo lieti di darti il
nome di una famiglia per cui pregare regolarmente.


Stiamo anche cercando con le nostre limitate risorse di pagare gli
stipendi per gli educatori e responsabili della nostra comunità che
servono i nostri figli e le famiglie. Purtroppo, quest'anno ci sono
venute a mancare le risorse e ora siamo davanti ad una decisione
cruciale. Mentre noi vogliamo continuare questi servizi alle nostre
famiglie, non saremo in grado di continuare con il sostegno finanziario.


La nostra comunità è benedetta dalla presenza di molti ebrei messianici
di prima generazione, quelli che sono venuti alla fede in Israele e
altri che si sono trasferiti qui lasciando dietro famiglia e amici. Per
la maggior parte di questi, la comunità di credenti è l'unica famiglia
che hanno.


Grazie per l'aiuto.


Hadassah

Coordinatrice dei Children and Family Ministries

Congregazione Beit Immanuel

Contattatemi via email per ulteriori informazioni
<mailto:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.>


*Sostieni il Ministero per le Famiglie in Israele*

Per essere onesti, ci troviamo in una situazione critica. A causa della
crisi economica globale insieme alla grande quantità di investimenti che
abbiamo compiuto nello scorso anno nell'ambito dei ministeri per la
famiglia, ci troviamo indietro rispetto al budget di circa $ 20.000.
Senza supporto ci troveremo costretti a lasciare andare alcuni dei
nostri migliori collaboratori e a interrompere alcuni dei nostri servizi.


Prego che alcuni di voi possano prendere in seria considerazione un
contributo in questo tempo. Senza il vostro sostegno non saremo in grado
di continuare l importante sostegno che diamo alle famiglie e ai bambini
israeliani.


Garantiamo che tutti i contributi saranno investiti nel servire i
bambini e le famiglie. Ci piacerebbe raccontarvi di risposte di Dio e di
benedizioni nella nostra prossima lettera .


Grazie per aver dedicato del tempo a leggere questa lettera e per essere
una parte della nostra comunità .


Cordiali saluti,


Il team di Beit Immanuel

 

(Trad. di Azzurra Maggia)

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