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Resoconti e Testimonianze

Resoconti e Testimonianze (269)

STORIA DI UN SOGGIORNO BENEDETTO IN ERETZ ISRAELE

Riceviamo dalla nostra socia Edipi, Anna Guazzelli, il seguente diario del viaggio recentemente fatto in Israele.
Ricordiamo che Anna partecipò nell' aprile 2012 al viaggio di archeologia biblica con Dan Bahat organizzato da EDIPI, recandosi per la prima volta in Israele: dal punto di vista metereologico fu un periodo particolarmente adatto ed azeccato.
Infatti sicuramente Anna non prese un colpo di sole in Israele ma un colpo di ...fulmine per Israele!

 

Sono rientrata da Israele il 3 di maggio, dopo una permanenza di circa 80 giorni.
Ero partita da Mortara ( Pavia) il 5 di febbraio durante una giornata orrenda una

delle tante di un inverno orrendo di freddo e gelo.
Dopo 4 ore sono sbarcata in Israele in una giornata di sole e aria
cristallina con un clima già mite.
Sono stata x 2 settimane a Gerusalemme nel mio solito Bed and Breakfast
TIKUN OLAM, IN SHIVTEI ISRAELE STREET.
Il 1 di marzo mi sono trasferita nel Kibbutz "MESHABEI SADE" nel Negev a
20 minuto di Otobus da BEER SHEVA, x iniziare un Ulpan, x studiare IVRIT.
Il mio sogno ora è di imparare l'Ivrit" perchè desidero moltissimo poter parlar con gli

ebrei/Israeliani in ebraico, nella loro antica bellissima lingua e poter leggere la

TANACH in lingua originale.
L'ho imparato un pochino. Negli ultimi giorni in Israele riuscivo a
entrare in un ristorante e ordinare il pranzo in IVRIT o comprarmi degli
abito e scarpe o chiedere informazioni.
Tornerò però ( D-o volendo) il 7 di ottobre sino a Gennaio 2014 x un
secondo Ulpan a livello + avanzato x migliorare e non dimenticare quello
che ho imparato.
Meshabei Sade è un posto bellissimo. Un parco/giardino pieno, stracolmo
di fiori frutti , piante bellissime..
Il deserto è tutto intorno bellissimo e impressionante , mi sono
innamorata del deserto " midbar" e ci vivrei x sempre.
Il clima del Negev mi ha guarito di tutte le mie sinusiti orecchie
intasate allergie agli acari e non devo + prendere nessuna medicina,

...un altro miracolo gratuito che Israele e il SUO D-o ha fatto x me.
Nel mio Ulpan c'erano studenti ( talmidin ) da tutto il mondo: italiani,
francesi, norvegesi , americani usa, sudamericani, russi e tedeschi
sopratutto tedeschi, anche famiglie con bambini .
Alcuni di loro, anche giovani di 30 anni dicevano che erano li in
Israele non tanto x imparare IVRIT ma sopratutto x essere " GUARITI"
Le lezioni iniziavano alle 8,30 e duravano, con qualche intervallo sino
alle 13,30.
Nel pomeriggio dovevamo studiare nella nostra ( xeder) camera e fare i
compiti assegnati.
Per me però non era uno sforzo o pesante, perchè amo studiare, e amo
tantisimo l'Ebraico
Avevamo una bravissima (mora) insegnante Israeliana che ci insegnava
Ivrit non solo parlando, ma mimando benissimo il significato della
parola ebraica, con gesto, canti e disegni.
La mora oltre che Ivrit parlava inglese e spagnolo ma lo usava
pochissimo alla fine del corso parlava solo ivrit e riuscivo a capire
forse il 90 x cento di quello che diceva.
Naturalmente parlava "leat leat " e con frasi semplici e come dicevo
mimando molto bene quello che diceva.
Io avevo, come tutti gli altri studenti il mio piccolo monolocale ,in
questo giardino meraviglioso , dove potevo studiare ,rilassarmi,
ascoltare la tv ecc.
In Meshabei Sade c'è un buonissimo ristorante ( SERVE ANCHE I TURISTI
CHE SOGGIORNANO NELL'HOTEL) dove potevo prendere i pasti o portare il
cibo a casa x consumarlo a proprio agio x esempio durante lo Shabbat
quando il ristorante è chiuso.
Sulla cifra che mensilmente pagavamo x l' Ulpan 100 euro al mese ( 500
shekels) andavano x il cibo che potevamo spendere al ristorante o al (
KOL- BO ) supermerkato.
Un abbondantissimo pasto ( tantissimi vegetali e carne o pesce ) al
ristorante costava dai 3 ai 5 euro,...un pasto vegetariano va sui 3 euro.
Una volta la settimana x una giornata intera la mora ci portava fuori x
una (tiul) gita x ( LOMDIN IVRIT BAKUTZ) imparando l'ebraico all'aperto.
Siamo stati a Gerusalemme, al Monte Carmelo, in Galilea, tantissimi
parchi giardini e musei, il Mar Morto Masada, la costa e Cesarea,
Kibbutz LE BOKER , dove è vissuto, morto e dove è sepolto Ben Gurion e
in tanti altri posti.
Siamo stati molto spesso x escursioni nel deserto, camminare anche x 5/6
ore nel deserto in posti bellissimi, e antichi , x esempio SHIVTA ,
antica città Nabatea, su e giù x le dune senza nessun problema x me.
Questa è un altra cosa interessante x me perchè riuscivo a fare
benissimo e senza sforzo qualsiasi cosa.
Ho vissuto con loro , gli Israeliani del Kibbutz e i nostri insegnanti,
PESAX, YOM SHOAH, YOM ZIKARON. YOM HA'ATZMAUT.
Abbiamo fatto insieme il SEDER di Pesax , cantato canti antichissimi e
bellissimi, musica e canti popolari e moderni , ballato ( o almeno io
visto ballare ) danze folk Israeliane.
Per lo YOM SHOA E YOM ZIKARON , YOM HA'ATZMAUT x un minuto ( mentre
tutti noi eravamo sull'attenti ) è suonata una sirena e poi hanno
suonato L' HATIKVA
Questa x me , è stata, forse l'emozione/esperienza + intensa della mia vita.
Vedere , gente da tutto il mondo, come dicevo prima, tedeschi compresi (
ma tutte le nazioni sono colpevoli verso Israele) vederli, vederci,
tutti in piedi sull'attenti di fronte alla bandiera d' Israele , mentre
ascoltiamo HATIKVA.
Questa x me è , forse, la vera vittoria d' Israele la + grande e solo il
D-0 d'Israele poteva far si che una cosa del genere avvenisse.
Il 28 di aprile l'Ulpan è finito e x l'ultimo giorno la mora ci ha
portato in un ristorante interessantisssimo in pieno deserto.
Il ristorante è vegetariano a base di frutta, verdure e latte di capra.
Si, li allevano capre e hanno un mare di formaggi e latticini vari con
cui cucinano ricette buonissime incluse pizze gustosissime.
Il ristorante stesso è ricavato/locato in una grande grotta naturale.
Abbiamo passato le ultime ore, tutti insieme, poi la mora ci ha dato un
" Diplomino/attestato.
Il 29 di aprile sono tornata x 6 giorni di nuovo a Gerusalemme, dove ho
incontrato di nuovo persone ormai amiche.
Il 3 di maggio sono tornata in Italia, ma il mio cuoro/spirito e mente
sono in ERETZ Israel.
Dalla scuola Ulpan di Meshabei Sade ho acquistato un ( ULPANET) . E' un
corso on line , fatto da loro, x lo studio dell'ebraico, così ogni
giorno posso studiare, almeno x tenermi in esercizio e non dimenticare
quel poco che ho imparato.
RINGRAZIO D-O X QUESTA ESPERIENZA MERAVIGLIOSA, X QUESTO PRIVILEGIO CHE
MI HA VOLUTO DARE , X QUESTO AMORE TOTALE X LA SUA TERRA E IL SUO POPOLO
CHE MI HA VOLUTO CONCEDERE COME UN DONO MERAVIGLIOSO....
Vi ringrazio tanto x la vostra amicizia, amore e preghiere.
In questi mesi non ho dimenticato tutti voi e l'impegno preso di pregare
Edipi e ilsuo ministerio.
DI NUOVO SHALOM VELEITRAOT.
Anna o come mi chiamava la mora Hana

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Una giornata che non t'aspetti ...

Il tempo instabile non ha impedito domenica 21 aprile la realizzazione della festa organizzata dall'associazione Amici d'Israele del presidente Eyal Mizrachi in occasione del 65° Yom Hatzmaut. Israele ha compiuto i suoi splendidi 65 anni . Nei Giardini della Guastalla proprio di fronte alla Sinagoga di Milano hanno partecipato in tanti anche per un breve saluto. Visita a sorpresa dell'ambasciatore d'Israele in Italia Naor Gilon che si è soffermato a lungo tra gli stand e ha pronunciato un discorso molto applaudito seguito dagli inni nazionali italiano ed israeliano . Grazie allo stand gastronomico abbiamo degustato un ottimo menu ebraico a base di hummus ,falafel ,pita, verdure , frutta tipicamente israeliana come datteri freschi ,pompelmo, melagrana e vini.Presente anche il banco Edipi con libri ed oggettistica a tema ebraico. Nel pomeriggio consueta lotteria con in palio molti premi tra cui l'ambito viaggio in Israele . Molte le visite gradite come quella del Prof .Ugo Volli ,docente di semiotica e giornalista della testata web “Informazione corretta”,tra i relatori dell'ultimo Convegno Edipi di Torino,il pastore Ferruccio D'Angelo ,autore della stampa diventata logo del Convegno Edipi di Torino che è stata consegnata in serata dal presidente Edipi Ivan Basana e dalla moglie Andie all' ambasciatore d'Israele.Arrivato anche il rav.Arbib di Milano. All'anno prossimo ancora più numerosi.

 

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Resoconto XII° Raduno Edipi - Torino

XII Convegno nazionale Edipi

“Lo spirito di Amalek: dall'antisemitismo all'antisionismo”

 

Convegno storico.A pochi mesi dal Convegno Internazionale di Pomezia incentrato sul tema forte dell'Haliyah il XII Convegno Edipi di Torino ha di nuovo affrontato con coraggio e coerenza un'altro tema centrale :l'antisemitismo in tutte le sue manifestazioni.

Sono intervenuti:il rabbino Elia Richetti ,il prof.Claudio Vercelli ,il prof. Ugo Volli, il prof.e pastore Marcello Cicchese,il pastore di Biella Corrado Maggia e il prof.Rinaldo Diprose.Moderatori David Sorani ed Ivan Basana ,presidente Edipi.

Il tema del XII Convegno dal titolo “Lo spirito di Amalek : dall'antisemitismo all' antisionismo “ ha dato vita ad un confronto molto intenso su forte base biblica e socioantropologica analizzando le origini del problema e le sue manifestazioni .

Prologo al Convegno il corso di Israelologia tenuto dal Prof .Diprose dal venerdi seguito il sabato 6 aprile da una sessione pomeridiana d'intercessione condotta dai pastori Corrado Maggia di Biella ed Egidio Ventura di Torino.

In serata alle ore 21 ,terminato lo shabbat ,inaugurazione del Convegno con il pastore e presidente socio-fondatore Edipi Ivan Basana ,il senatore Lucio Malan socio Edipi ,il prof Marcello Cicchese e il vicepresidente della Comunità ebraica di Torino David Sorani e con il concerto di Praise and Worship del Coro David ,particolarmente preparato ed ispirato ,diretto da Marcella Amoruso e Claudio Parachinetto che ci ha abbracciato e circondato della gioia che proviene solo dal lodare Dio attraverso il canto.

Domenica 7 aprile appuntamento nella saletta attigua alla splendida ed imponente sinagoga di Torino .Ci accoglie il vice -presidente della Comunità ebraica di Torino David Sorani che dopo aver espresso apprezzamento per l'abbraccio del Coro David ,apre i lavori sottolineando la consistenza storica del pregiudizio antiebraico e analizzandone gli aspetti salienti :antisemitismo è un termine che nasce nella metà dell'800 ma già in epoca romana l'avversione contro il popolo ebraico si connota come antigiudaismo.Nelle epoche successive il razzismo assume connotazioni biologiche e si fonde con l'antigiudaismo ideologico.Eredità avvelenate hanno portato ad un antisemitismo e antisionismo viscerale. Da qui “il sionismo assume conotazione negativa agli occhi del mondo in quanto è visto come roccaforte ideologica di un Israele dominante ed anche razzista paradossalmente antidemocratico frutto di un 'ideologia gretta ed oltranzista”.David Sorani precisa che il rapporto con gli evangelici è su un piano di approfondimento culturale anche in vista di future collaborazioni.

Di seguito l'intervento del rav. Elia Richetti ,presidente della Cei (Comunità ebraiche italiane),membro del Collegio rabbinico di Milano dal 2001 al 2010 ed ex rabbino capo della Sinagoga di Venezia che considera il problema ponendo il riflettore “sulla differenza tra ciò che dice il testo e ciò che la tradizione orale fa dire al testo” e attraverso un excursus delle figure bibliche principali e del loro atteggiamento in particolare il contrasto tra Abrahamo e Nimrod il quale si ritiene divino e si oppone così all'idea ebraica di monoteismo asssoluto ,secondo il Midrash c'è un tentativo di affossare gli ebrei nell'azione dei re di Sodoma e Gomorra che tentano di comprare l'integrità di Abrahamo promettendogli in cambio ricchezze.

Secondo il rav Richetti l'origine dell'antisemitismo moderno risale all'Antico Egitto per opera del Faraone che applica le prime leggi razziali riproposte poi in chiave moderna nel “Mein Kampf” ,l'opera più discussa di Adolf Hitler , che ha dato vita alla Shoà.

“L'odio di Amalek” nasce da una concubina che si era accoppiata da un figlio di Esaù e voleva diventare membro della famiglia di Giacobbe ma non fu accettata perchè non ritenuta degna e per questa amarezza trasmise odio al figlio Amalek : odio nasce sentimento di esclusione da parte di chi odia il popolo ebraico .Un odio dunque emblematico “ ma dovrebbe essere emblematica anche la sua motivazione “che porta la maggioranza ad osservare che Israele è un popolo che “sta da solo” e quindi “ un popolo chiuso”: è un antisemitismo subdolo ,che lavora in modo sotterraneo in chi non comprende la realtà ebraica. Nella Tanach si ritrovano alcuni episodi di antisemitismo vero e proprio :tra questi l'Editto di Haman,discendente di Amalek, che consentiva che gli Ebrei venissero uccisi oppure l'azione di Bilam più subdola tramite la seduzione delle donne moabite che portarono all'idolatria gli Ebrei. ”Antisemitismo è una malattia dell' anima molto antica : la cura ,conclude il rav.Richetti non l'abbiamo ancora trovata ma non dobbiamo smettere di cercarla”

L'intervento del professor Rinaldo Diprose considera la gelosia che le nazioni hanno sempre dimostrato verso il popolo ebraico poichè Israele è il popolo scelto dal tempo di Abrahamo :il rapporto speciale che Dio ha avuto con il Suo popolo è evidente e ciò ha scatenato la reazione dei popoli intorno .Il titolo dell intervento “Da Aman a Samballat:un percorso che si ripete” del vuole soprattutto riassumere ciò gli eventi contro Israele dimostrano: che una cultura di antisemitismo produce inevitabilmente l’antisionismo (tanto quello di Samballat, il Coronita, governatore della Samaria, quanto quello attuale).Il prof Diprose afferma :”L’antisionismo, ovvero il tentativo di delegittimare la restaurazione d’Israele nella Terra Promessa, non va visto soltanto come l’aspetto politico dell’antisemitismo. L’antisemitismo al tempo di Balaam e di Aman, come pure l’antisionismo al tempo di Neemia, furono delle manifestazioni circostanziate di uno spirito di ribellione contro il vero Dio. Così anche oggi l’antisionismo, ovvero il disconoscere nella storia recente d’Israele l’adempimento di antiche profezie come Isaia 43:5-7, significa mettersi in conflitto con il piano di Dio. “ In conclusione valgono ancora oggi le parole scritte in Levitico 26: 44-45 “Io sono il SIGNORE loro Dio … per amor loro mi ricorderò del patto stretto con i loro antenati, che feci uscire dal paese d’Egitto, sotto gli occhi delle nazioni, per essere il loro Dio. Io sono il SIGNORE”. (l'intervento integrale del prof. Diprose è pubblicato sul sito www.edipi.net )

Il prof Claudio Vercelli ,insegnante e autore del testo edito nel 2013 da Laterza “Storia del negazionismo”esamina invece le premesse ideologiche e fattuali dell'antisemitismo contemporaneo ; “antisemitismo non è un fatto residuale ma un elemento soggiacente alla società e subculturale , non nasce dall'ignoranza e non è un prodotto di minoranza ; nel tempo si modernizza ed attualizza ma ha la caratteristica di permanere nel tempo. Antisemitismo e antisionismo hanno un rapporto di reciprocità:l'antisemita si presenta come vittima e avverte l'ebreo come aggressore in questo modo crea la base per la costruzione del paradigma negazionista:i negazionisti devono creare il dubbio insinuandolo negli altri facendo diventare vere le menzogne come la più diffusa fra le affermazioni antiebraiche “il vero olocausto è verso i palestinesi!!

Il pastore Corrado Maggia di Biella ,socio fondatore Edipi,racconta i tratti della sua testimonianza di credente in Yeshua e proclama con franchezza “Amalek non è morto ma morirà”.Chi è Amalek? In Deuteronomio 25:16-19 è scritto che Amalek è figlio di Kis ,un discendente di Kis è Mordechai ,italianizzato in Mardocheo ,che nel libro di Ester è colui che affronta l'antisemitismo del suo tempo :Purim è una celebrazione della morte di Amalek.Lo spirito di Amalek purtroppo soffia forte su tutte le epoche causando circa 16 milioni di ebrei morti ,sui vari dittatori nelle varie epoche .Quando finirà?nel regno del Messiah .In Zaccaria si parla di Gerusalemme come coppa di stordimento quindi ci sarà una recrudescenza dell'antisemitismo prima della fine di Amalek.La Bibbia dice chiaramente che le nazioni contro Gerusalemme verranno distrutte ma Israele non sarà mai distrutto Geremia 31:35-37.Confidiamo in questa promessa.Il pastore Maggia chiude con un rinnovato sostegno al popolo ebraicoe un invito a riconsiderare la figura di Yeshua alla luce di Isaia 53.

Pausa pranzo al ristorante kasher “Alef “ di fronte alla sinagoga dove abbiamo apprezzato vini e cibi israeliani come il famosissimo hummus.

Alla ripresa intervento del prof. Ugo Volli ,docente di semiotica all 'Università di Torino,autore di testi e firma giornalistica di Informazione Corretta ,con l'affermazione che la tensione che contraddistingue l'ebraismo è l'attesa del Messiah e quindi rimane ancorato agli insegnamenti ricevuti pur apprezzando l'amicizia dimostrata dagli evangelici anzi mantenere rapporti di amicizia presuppone il riconoscere l'identità dell'altro.Ugo Volli ribadisce l'importanza di mantenere la propria identità ed analizza la questione antisemitismo dal punto di vista mediatico:Israele è molto “notiziabile” soprattutto quando la notizia è dannosa per Israele.Tutte le notizie su Israele sono sottoposte alla dura legge delle tre “D” di Sharansky : Doppio standard,Delegittimazione e Demonizzazione.Purtroppo buona parte della comunicazione si fa sui mass media e questi criteri rendono l'informazione sempre e volutamente negativa per Israele

Chiude il blocco relatori il professor Marcello Cicchese , socio Edipi e autore di vari testi pubblicati da Edipi, la cui affermazione centrale “antisemitismo è liquido e antisionismo è il suo stato gassoso “ è una metafora di come nelle epoche tutto l'antisemitismo abbia assunto vari “stati”: ”Antigiudaismo, antisemitismo e antisionismo sono tre stati in cui si presenta un composto spirituale di sentimenti antiebraici profondamente radicato (e nascosto) nell'animo umano”:nella realtà politica e sociale, si presenta nella forma di tre stati fondamentali: antisemitismo teologico = antigiudaismo (stato solido); antisemitismo biologico = antisemitismo (stato liquido); antisemitismo giuridico = antisionismo (stato gassoso).

L'antisionismo (o antisemitismo giuridico) rappresenta l'ultimo stato in cui l'antisemitismo si manifesta .La Parola di Dio e il Diritto Internazionale hanno stabilito che Israele ha sia il diritto ad esistere che a stare su quel territorio .Antisionismo è quindi l'ultima forma di antisemitismo per distruggere il popolo ebraico dando vita a nuove strategie contro il popolo ebraico come l'uso sistematico della menzogna , pratica deleteria che denota certamente che c'è qualcosa che non va in chi la usa.Ma Israele sta dalla parte della verità .( per approfondimenti vedere articolo del prof Marcello Cicchese “antisemitismo come acqua” pubblicato sul sito www. ilvangelo.org nella sezione Notizie da Israele di aprile).

In chiusura vari interventi tra cui quello di Dan Segre e una visita guidata alla Sinagoga di Torino.

Un Convegno ricco di spunti di riflessione e di informazioni.Nutrita la partecipazione alle giornate sia di evangelici che di ebrei.Conclusione citando il titolo di un testo del prof. Cicchese continuiamo a stare “dalla parte d'Israele come discepoli di Cristo”.Di cuore.

 

 

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Ebrei e Gentili insieme......

XII RADUNO EDIPI. Torino 6 e 7 aprile 2013 – 27 Nissan 5773

L'antica capitale d'Italia, Torino, città dall'anima regale, con il suo centro storico dallo stile barocco, i larghi boulevard e gli eleganti palazzi, dal suo importante passato che aleggia ovunque, con le sue ottocentesche caffetterie letterarie e gli animati e raffinati portici, ha ospitato il XII Raduno Edipi, che ha visto coinvolti molti partecipanti. Presso l’Hotel NH Ambasciatori di Torino, il sabato pomeriggio è stato dedicato alla preghiera di intercessione, in serata il Presidente dell’Edipi, Pastore Ivan Basana, ha aperto il raduno presentando tema e relatori, in seguito il Professor Marcello Cicchese docente di matematica presso l’Università di Parma, oggi in pensione, ha presentato la sua ultima pubblicazione: “La superbia dei Gentili – alle origini dell’odio antigiudaico”. La serata si è conclusa allietata da brani scelti cantati magistralmente dalla Scuola Coro David di Torino.

Domenica 7 aprile in una Sala della maestosa e solenne Sinagoga della Comunità Ebraica di Torino il Professor Davide Sorani, laureato in Lettere con specializzazione in Storia della Musica, ha presentato la giornata di studio intitolata: “Amalek non è morto. Dall’antisemitismo all’antisionismo”. La sala era gremita di persone: Ebrei e Gentili riuniti insieme per parlare di cose di Dio… Il Prof. Sorani ha introdotto lo studio con l’affermare come il linguaggio dell’antisionismo tende a delimitare l’antisemitismo, che costituisce, comunque una forma di razzismo, inoltre, l’antisionismo usa il linguaggio dell’antisemitismo. Emerge da questa situazione, come sosteneva lo studioso, una mancanza di pluralismo, nonché antiprogressismo che spinge ad un’accurata analisi storica sulla filosofia e politica religiosa, vigilando con occhio critico, senza sottovalutare nessun pensiero o episodio di intolleranza. Il Rav Elia Richetti, presidente dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia, ha analizzato la dimensione teologica delle radici dell’antisemitismo e dei suoi elementi fondanti. Attraverso una precisa panoramica veterotestamentaria ha snocciolato lo sviluppo e la genesi dell’odio antiebraico, mentre comprovava come i testi scritturali testimoniano di un antisemitismo molto antico. La prima forma di antisemitismo risale al tempo in cui Abramo e Terach vanno a Canaan, passando per Carran, quando il Signore dice ad Abramo: “Lech-lechà (letteralmente va verso te stesso) ...”. Gli Ebrei erano odiati per motivi territoriali, ma anche a causa del loro monoteismo. Il re di Sodoma, proseguendo l’excursus storico del Rav, vuole che l’etica di Abramo cessi di esistere, si contrappongono, così, due mondi: quello della spiritualità e quello della materialità. Questa è una chiara manifestazione di antisemitismo, anzi è il manifesto stesso dell’antisemitismo. Giuseppe, successivamente, salva l’Egitto da una terribile carestia e conseguente crisi economica, con quella che si sarebbe chiamata oggi, la legge di Giuseppe, che era vigente fino al tempo di Cleopatra, con essa ogni suddito si impegnava a dare al Faraone il 20% del proprio raccolto e delle proprie entrate, il resto lo poteva tenere per sé. Un panico crescente si impossessava sempre più del Faraone, che era terrorizzato dal fatto che il popolo di Giuseppe era più numeroso di quello egiziano, che in caso di guerra gli Ebrei avrebbero combattuto contro di loro e che ovunque si voltasse compariva un Ebreo. Nasce, dunque, la cultura del pregiudizio e del sospetto, bisognava sfruttare gli Ebrei. Vengono, così, alla luce le prime leggi razziali: in Egitto chi era straniero doveva lavorare per lo Stato, che affliggeva sempre più Israele, mentre questo viepiù si fortificava. Gli Egiziani asservirono gli Ebrei con lavori estenuanti, logoranti che spezzavano il corpo tanto da spossarli e renderli sempre più deboli. Le leggi razziali proseguono con il controllo delle nascite: il Faraone costringe le levatrici ad uccidere tutti i maschi nascituri, ma queste per obiezione di coscienza, si rifiutano di farlo. Per colpire il popolo ebraico gli ordinamenti giudiziari razziali si estendono anche al popolo egiziano, anche i figli maschi degli egiziani dovranno essere uccisi. Nel libro di Shemot, si legge come Amalek, il cui popolo muore, comunque, nel deserto, ha attaccato proditoriamente e vigliaccamente Israele non sul fronte, dove vi erano i più giovani atti a combattere, ma nelle retrovie, dove si attardavano anziani, donne e bambini inabili alle armi. L’attacco di Amalek, inoltre, non era stato preceduto da alcuna provocazione o minaccia da parte del popolo ebraico, anzi quando l’aggredì a Refidim, Israele era debilitato, era un popolo pieno di dubbi, di difficoltà, di paure, era appena uscito da una lunga schiavitù, si legge nel libro di Devarim 25:17 “Ricordati di ciò che ti fece Amalek, durante il viaggio, quando usciste dall’Egitto: com’egli ti attaccò per via, piombando per di dietro su tutti i deboli che ti seguivano, quand’eri già stanco e sfinito, e come non ebbe alcun timore di Dio”. Amalek, discendente di Edom, figlio di Elifaz e della sua concubina di nome Timna, figlio di Esau e Ada. Amalek sposò una donna cushita che voleva entrare a far parte della potente e benedetta famiglia di Giacobbe, ma la sua esclusione portò il marito Amalek ad odiare il popolo di Israele. Nel viaggio nel deserto, sempre continuando la lectio magistralis del Rav sulle origni dell’antiebraismo, incontriamo un altro antisemita, Balak che cerca di fermare il popolo ebreo non con l’esercito, consapevole che la forza militare non avrebbe mai potuto arrestare Israele, ma ricorrendo ad un profeta, Balaam, al quale gli chiede di maledire quel potente popolo, ma questi non ci riesce, anzi lo benedice tre volte. Arriva il tempo dei Giudici, dove è manifesta la volontà di conquista, il desiderio di depredare la popolazione ebrea dei suoi possedimenti e delle sue risorse e di sradicare la sua fede facendo sedurre i maschi ebrei da donne moabite. Nel libro di II Re il re di Assiria manda un suo generale, Naaman, malato di lebbra, al re di Israele chiedendogli di guarirlo, ma questi viene preso dal terrore, pensava che fosse un pretesto per muovergli guerra, convoca, perciò, Eliseo che invia un suo servo al capo dell’esercito invitandolo a bagnarsi nel Giordano sette volte, ma Namaan si adirò fortemente. Possiamo notare come questo episodio, anche se non rivela un profondo odio antiebraico, evidenzia come Namaan nutriva dei pregiudizi sul popolo ebreo, riconducendoci, quindi, ad una mentalità comune, diffusa fra il popolo assiro, che riaffiora anche quando il re di Assiria, mentre assediava Israele, lo incita, per bocca dei suoi rappresentanti, a non confidare in Dio, che è in collera giacché il suo popolo ha distrutto gli altari degli altri dei, ed anche perché nessun dio poteva sconfiggere il dio assiro. Anche questo re è discendente di Amalek, così come Haman, potente dignitario del re Assuero che con l’inganno spinse il re ad emettere l’ordine di distruggere il popolo ebraico, al quale apparteneva anche la regina Ester, la quale riuscì a capovolgere le sorti del suo popolo smascherando le trame ordite da Haman. Nel rotolo di Ester, letto durante la festa ebraica di Purim, viene descritta una situazione in cui l’antisemitismo non è solo di Haman. L’editto di Mordechai consentiva ad ogni ebreo di difendersi anche distruggendo, uccidendo e sterminando, così presso la Residenza Reale di Susa furono abbattute cinquecento persone, senza contare Haman e i suoi dieci figli. La tradizione ebraica vede in Amalek l’archetipo dell’antiebraismo gratuito e irrazionale di tutte le generazioni, il precursore di quanti saranno nei secoli a venire di minaccia all’esistenza di Israele. Tanto è vero che l’ammonimento ricorda ciò che ti ha fatto Amalek, ribadito dalla Torà, è annoverato fra le 613 mitzvòt, i precetti cui si deve informare la vita di ogni ebreo. Il Rav, infine, ha ricordato il giorno di Yom ha Shoà, che nel calendario ebraico ricorre il 27esimo giorno di Nissan, per noi il 7 aprile, si tiene ogni anno in ricordo dei 6 milioni di ebrei che furono uccisi durante la Shoàh dai nazisti, per celebrare questa ricorrenza ha cantato il Kaddish insieme a tutti gli astanti. È stato molto toccante. Ebrei e Gentili insieme lodavamo lo stesso Dio, il Dio d’Israele. Non tutti conoscevamo l’ebraico, eppure tutti, come un sola voce abbiamo intonato il Kaddish, mentre i nostri volti venivano solcati da calde lacrime di profonda commozione e un sussulto nello spirito ci pervadeva. È una dimostrazione questa che lo Spirito Santo unisce e conferma la Sua presenza anche quando noi non comprendiamo, Lui va oltre le nostre capacità e risorse. Mi sembrava di vedere quella scena quando Giosuè insieme al suo popolo, dopo aver circondato le mura di Gerico, gridarono e la città cadde in mano agli Ebrei. So che in questo giorno anche nella Sinagoga di Torino sono cadute delle mura di separazione, preludio di futuri e proficui incontri dialogici con i nostri fratelli Ebrei.

Testo del Kaddish (rito italiano)

Itgadàl vitqadàsh shemè rabbà. Be’almà di verà khirutè, wejamlìkh malkhutè, bechajekhòn uwjomekhòn uvchajè dekhòl bèt Israèl, ba’agàla uvizmàn qarìv weimrù amèn.

Jehè shemè rabbà mevaràkh, le’alàm ul’almè ‘almaià itbaràkh.

Weishtabàkh, weitpaàr, weitromàm, weitnasè, weithadàr, weit’alèh weithallàl shemè dequdshà berìkh hù. Le’èla le’èla mikòl birkhatà shiratà tushbechatà wenechamatà daamiràn be’almà weimrù amèn.* [’Al Israel ve’al rabbanan ve’al talmideon ve’al kol talmidè talmideon deiatvin de’askin beoraità kadishtà di beatrà aden vedi bechol atar vaatar yeè làna ulon shelamà vechinà vechisdà

verachamè vechayè arichè umzonè revichè min kodam Elaàna marè shemaià vear’à veimrù. Amen.]

Jehè shelamà rabbà min shemaià wechajìm tovìm ‘alènu we’al kol Israèl weimrù amèn.

Osè shalòm bimromàv hù berachamàv ja’asè shalòm ‘alènu weal kol Israèl, amèn.

Traduzione

Sia magnificato e santificato il Suo grande nome, nel mondo che Egli ha creato conforme alla Sua volontà, venga il Suo Regno durante la vostra vita, la vostra esistenza e quella di tutto il popolo d’Israele, presto e nel più breve tempo.

Sia il Suo grande nome benedetto per tutta l’eternità. Sia lodato, glorificato, innalzato, elevato, magnificato, celebrato, encomiato, il nome del Santo Benedetto. Egli sia, al di sopra di ogni benedizione, canto, celebrazione, e consolazione che noi pronunciamo in questo mondo.

* [Su Israele e sui nostri Maestri, sui loro allievi e sugli allievi dei loro allievi, che si occupano della santa Torà, che si trovano in questo luogo e che si trovano in qualsiasi altro luogo, vi sia,

per noi e per voi, pace e grazia e pietà e misericordia e alimento in larghezza da parte del nostro Dio, Signore del cielo e della terra e dite, Amen.]

Scenda dal cielo un’abbondante pace ed una vita felice su di noi e su tutto il popolo d’Israele. Colui che fa regnare la pace nell’alto dei cieli, nella Sua infinita misericordia la accordi anche a noi e a tutto il popolo d’Israele. Amen.

Il professor Rinaldo Di Prose, direttore e docente all’Istituto Biblico Evangelico Italiano di Roma, ha trattato, subito dopo, insistendo sulla centralità del Patto, la dimensione trascendente dell’antisemitismo dal titolo: “Da Haman a Samballat: un percorso che si ripete”. Potete leggere il resoconto del suo intervento sul sito Edipi.net.

Ha preso la parola, successivamente, il Professor Claudio Vercelli, ricercatore di storia contemporanea presso l'Istituto di studi storici Salvemini di Torino,  dove coordina il progetto didattico pluriennale Usi della storia, usi della memoria, ha esposto il tema su “Il paradigma antisemitico nell’antisionismo militante”, che può essere sintetizzato nelle premesse ideologiche e fattuali dell’antisemitismo contemporaneo come di seguito indicato.

  1. Affare Damasco e le accuse di sangue.

Nel 1144 d. C. nasce il Libello Sanguinario, dove viene narrato che gli Ebrei rapirono un bambino prima di Pasqua, nella città inglese di Norwich, lo sottoposero alle stesse torture con cui il nostro Signore fu straziato, per poi appenderlo sulla croce e seppellirlo in seguito. Nella città francese di Blois, nel 1171 vennero bruciati vivi 40 Ebrei in virtù di menzogne propagandate dall’odio antigiudaico, che asserivano che gli ebrei avevano bisogno del sangue di cristiani per le loro diverse liturgie, e, soprattutto, per le preparazione delle matzot di Pasqua. In Europa generazioni e generazioni di Ebrei furono seviziati e le comunità ebraiche venivano sterminate o disperse per questo libello, che venne adoperato anche dalla propaganda nazista antisemita. L’affare Damasco, invece, parla di un monaco italiano e il suo servitore che erano scomparsi nel febbraio 1840. Ratti-Menton, il console francese arrivato da poco a Damasco, ma già potente, elaborò una tesi del tutto inventata dell'omicidio rituale ebraico che il governo locale accettò in gran parte, portando all'incarcerazione, alla tortura e alla morte di molti ebrei damasceni, alle quali fecero seguito tribolazioni simili in tutto il Mediterraneo orientale.

  1. I pogrom russi.

Voluti dai zaristi, ma furono accettati dalle collettività a partire dalla fine del XIX secolo fino al XX secolo, raggiungevano l’acme a Natale e a Pasqua al grido di “killer di Cristo”.

  1. Affare Dreyfus (1894-1906)

Fu un caso politico-giudiziario che scoppiò in Francia. L’ufficiale di origine ebraica, Alfred Dreyfus, impiegato presso il ministero della Guerra fu accusato di aver rivelato segreti relativi alla difesa all’addetto militare tedesco a Parigi. Fu degradato, dopo un processo sommario, e condannato alla deportazione a vita. Una terribile ondata di antigiudaismo percosse la Francia. Nel 1896, il comandante G. Picquart, nuovo responsabile dell'ufficio informazioni del ministero, riaprì le indagini, persuaso della colpevolezza di un altro ufficiale francese, Esterhazy. Questi però, nonostante la debolezza delle prove a carico di Dreyfus, venne scagionato dal consiglio di guerra (1898). Poco dopo il colonnello Henry, autore di alcuni documenti falsi aggiunti al fascicolo di Dreyfus, fu scoperto e si suicidò. Giunta al governo la nuova coalizione di "difesa repubblicana", presieduta dal radicalsocialista Waldeck-Rousseau, nel 1899 si tenne la revisione del processo, ma il consiglio di guerra confermò la colpevolezza di Dreyfus. Immediatamente graziato dal presidente Loubet, l'ufficiale fu reintegrato nel suo grado solo nel 1906. Voglio aggiungere che in Italia solo la stampa cattolica sosteneva la colpevolezza di Dreyfus, con accenti, più o meno marcati di antisemitismo. Primeggiava per la durezza dei toni la rivista gesuita "La civiltà cattolica", che poneva come rimedio al potere ebraico una legge che li considerasse alla stregua di "stranieri ospiti non cittadini".

  1. Protocollo dei Savi ed anziani di Sion.

Questo era il titolo di un libro che circolava nell’Europa dei primi anni del Novecento, nel quale veniva descritto con precisione il piano di conquista del mondo da parte della comunità ebraica, che si sarebbe dovuto realizzare attraverso il controllo dei punti nevralgici delle moderne società occidentali, quali la finanza, la stampa, l’economia, gli eserciti militari, la morale e la cultura.  Il libro è stato ripreso per giustificare molte delle azioni antisemitiche messe in atto nel corso del nostro secolo. Dai pogrom russi ai lager nazisti, fino alle più recenti manifestazioni di odio nei paesi mediorientali, i Protocolli sono stati spesso impugnati dagli antisemiti per fomentare il disprezzo nei confronti del popolo ebraico, anche Hitler nel suo “Mein Kampf”, fa ricorso a questo documento per  legittimare l’eliminazione, finanche fisica, degli ebrei. Nel 1921, un giornalista del Times pubblicò un articolo nel quale dimostrava che i “Protocolli dei Savi Anziani di Sion” costituivano in realtà un falso, redatto dalla ‘Okhrana’, la polizia segreta zarista. Il dibattito attorno ai Protocolli dunque oggi non verte tanto sull’autenticità del documento (che effettivamente è esistito, tanto da essere tradotto in quasi tutte le lingue del mondo), quanto sulla sua veridicità, sul fatto cioè che il suo contenuto sia realmente il piano di conquista del mondo ideato e redatto da parte di una società segreta capeggiata da rabbini in tale anno e in tale luogo. Nonostante la maggior parte degli esperti è unanime oggi nel definire i Protocolli un ‘falso’, essi continuano ad essere considerati dagli antisemiti di tutto il mondo una prova importante e attendibile della volontà di un ribaltamento dell’ordine mondiale da parte del popolo ebraico. È importante ricordare che in Arabia Saudita, i testi scolastici, ancora oggi, trattano questo documento come un “fatto storico”, o ancora che Hamas fa riferimento esplicito, nel suo Statuto, ai Protocolli, considerandoli autentici (“Il piano sionista è senza limiti. Dopo la Palestina, i sionisti aspirano ad espandersi dal Nilo all'Eufrate. Quando avranno sistemato la regione, essi ripartiranno, aspireranno a ulteriori espansioni e così via. Il loro piano è contenuto nei Protocolli dei savi di Sion e la loro attuale condotta è la miglior prova di ciò che diciamo”).

 

Pastore Corrado Maggia della Chiesa di Cristo Re –Biella, socio fondatore Edipi ha argomentato il tema: “Buone notizie: Amalek non è morto, ma morirà”. Partendo dagli Amalekiti, popolo seminomade, discendente di Edom, fino agli ultimi tempi, il Pastore Maggia ha illustrato tutto il piano della salvezza, l’avvento del Messia ed ha trattato con autorità e forza punti escatologici come gli ultimi tempi, il futuro di Israele e delle Nazioni nel disegno divino. Sentir parlare di Yeshua in Sinagoga riempiva l’atmosfera del luogo di corrente elettrica, sembrava come se da un momento all’altro il velo che separa il luogo santo da quello santissimo dovesse squarciarsi o stava per squarciarsi, si percepiva nell’aria questa tensione positiva, mentre il nostro spirito trasaliva quando il fratello Maggia dichiarava che una volta un Rabbi ha detto: “ Nessuno ha amore più grande che quello di dar la sua vita per i suoi amici”, proseguendo sempre nel discorso: “Noi siamo vostri amici - riferendosi ai nostri fratelli Ebrei – siamo pronti a dare la nostra vita per voi! Vi amiamo!” Un ondata di compartecipazione e di forte turbamento non emotivo, ma spirituale riempì quella sala!

 

Il pranzo ha sospeso temporaneamente la sessione di studio. Molti si sono recati presso il ristorante KasherAlef”, specializzato in cucina ebraica. Il termine Kasher, in ebraico significa "valido, adatto, buono". Gli ebrei, infatti, non mangiano maiale o molluschi, inoltre, non possono abbinare nel corso dello stesso pasto "carne" e "latte". La netta divisione tra carne e latte è una delle basi della cucina ebraica. Non solo non si possono mischiare i due tipi di ingredienti durante la cottura, ma neanche a tavola: il pasto deve essere a base di latte o di carne. Anche le stoviglie e le pentole usate per gli alimenti dell'uno o dell'altro genere devono essere tenute separate. Il cibo nella cultura ebraica non è solo un piatto o una ricetta gastronomica, ma un punto di incontro tra le famiglie, per la comunità, per la società, insomma il cibo si trasforma in un concetto spirituale-sociale. Potremmo dire che esso è contemporaneamente strumento di elevazione spirituale, che consente all’uomo di uniformare la propria esistenza ai principi biblici e di condividere quel progetto di “santità” qedushàh e un potente elemento di identità che ha concorso nel tempo a salvaguardare il legame con le proprie radici, valore spirituale, quindi, e significato culturale. Le numerose regole alimentari della cucina ebraica kasherùt, tratte dalla Toràh, fondano un capitolo fondamentale ed inderogabile dell’ebraismo, un vero e proprio sistema di vita. L’alimentazione si sublima in un rito sacro, celebrato dalla famiglia riunita attorno alla tavola, esso rappresenta il centro della vita ebraica e attinge la sua sacralità non soltanto dalla selezione degli alimenti, ma anche delle preghiere di benedizione berakòt, pronunciate prima di pasteggiare, la casa perciò, diventa un centro di vita spirituale, un piccolo santuario. Un miqdash meyat.

 

Il Presidente, Pastore Ivan Basana presenta la sessione pomeridiana e il successivo relatore, Ugo Volli, ordinario di Semiotica del testo all'Università di Torino, dove coordina anche il Centro interdipartimentale di ricerca sulla comunicazione (CIRCE) e l'indirizzo comunicativo del dottorato di ricerca in scienze del linguaggio e della comunicazione, ha analizzato “il ruolo dei media nella persecuzione”. L’antisemitismo viene diffuso, sostiene il docente, attraverso la comunicazione. Come passa l’antisemitismo?Attraverso la predicazione, la stampa, il giornalismo, la radio, oggi anche con la TV, con internet, un medium non controllato, ma non è tanto il modo, quanto il contenuto a promuovere l’antigiudaismo. Questa mediazione mira a colpire l’Ebreo in modo così esagerato che la gente non crede a questo tipo di messaggio antisemita. Una siffatta azione di propagazione di messaggio, cioè attribuzione di fatti concreti, accaduti a personaggi ebrei, non sono veri. Questo deve essere motivo di riflessione. Sul giornale, ma anche nei media in genere, almeno una volta al giorno, sono divulgate notizie antisemitiche infondate, che alimentano l’antiebraismo. La macchina di cronaca mira a distruggere l’Ebreo. Una tale mediazione, bombardamento continuo di falsi comunicati, concernenti Israele e il suo popolo, diffonde il truculento stereotipo dell’ebreo, causa di ogni male, che preso nella sua quotidianità, viene screditato considerevolmente. Israele è notiziabile.

 

Il Professor Davide Sorani, infine, concludendo la serata, ha presentato il Professor Marcello Cicchese che ha illustrato il tema su “antigiudaismo, antisemitismo, antisionismo: tre forme equivalenti di odio ebraico”. Il Professore ha distinto 1) un antisemitismo teologico, che porta all’antigiudaismo, l’Ebreo è considerato staccato da Dio, non cristiano, deicida; 2) un antisemitismo biologico propriamente detto, che ha visto la sua attuazione nel nazismo, esso afferma che la nazione pura è degna di governare, come quella ariana; 3) un antisemitismo giuridico, è quello attuale, riconducibile all’antisionismo.

Le Sacre Scritture danno delucidazioni sull’antisemitismo. Esse affermano che quando gli Ebrei sono perseguitati, l’Iddio di Israele avverte il loro stesso dolore, quando il Suo popolo soffre, Lui soffre con lui, quando viene ucciso, sterminato, pugnalato, il cuore di Dio stesso è addolorato profondamente e una struggente angoscia lo pervade. “Fai del bene a Sion per la tua benevolenza” Salmo 51:16. Nel nostro cuore, forse, c’è qualche traccia di antisemitismo, anche se personalmente non abbiamo fatto nulla contro i nostri fratelli Ebrei. Briciole di odio antiebraico potrebbero essere occultate dai pregiudizi dei nostri avi che ci hanno preceduto ed essersi insinuate fra le fitte maglie del nostro spirito. Gli sforzi per separare la Chiesa dalle sue radici ebraiche furono inesorabili nella storia della Chiesa, procurando una depauperamento della fede, nonché stravolgimenti e capovolgimenti della Parola di Dio e dei Suoi insegnamenti, che ci hanno portato a sostituirci ad Israele. Dobbiamo pentirci di esserci appropriati delle Scritture ebraiche e delle promesse di Israele, dobbiamo pentirci di tutto ciò che i nostri antenati hanno fatto, anche se non eravamo presenti: le crociate, l’inquisizione, la Shoàh, le persecuzione dei Romani, la distruzione del tempio in Gerusalemme, la teologia della sostituzione, ecc. Chiediamo a Dio di perdonarci e preghiamo per i nostri fratelli Ebrei. Il Salmo 102:16 dice: “Quando il Signore riedifica Sion, allora Egli apparirà nella Sua gloria”. Le profezie, ferme per quasi duemila anni, adesso si stanno realizzando. Israele è diventato uno Stato, il deserto “sta fiorendo come una rosa”, Gerusalemme è tornata agli Ebrei, alziamo lo sguardo al cielo perché la redenzione è vicina!

Dott.ssa Nicla Pompea Costantino

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Resoconto della Mostra "Balene e Capelli Blu"

In uno splendido pomeriggio d'aprile all'inaugurazione della mostra "Balene e Capelli Blu" dedicata alle illustrazioni per l'infanzia, una delegazione di EDIPI si è recata per l'occasione all'Isola di San Servolo nella laguna di Venezia.
La mostra presentava in anteprima italiana il massimo della fantasia illustrativa di Israele per i ragazzi.
Per l'occasione il presidente di EDIPI, past. Ivan Basana, ha donato due litografie del pittore Ferruccio D'Angelo, con firma autografa dell'autore, relative al logo del XII° Raduno EDIPI di Torino, alla responsabile dell'Ufficio Culturale dell'Ambasciata di Israele, Ofra Farit e ad Anita Friedmann della Fondazione Italia-Israele per la Cultura e le Arti.
Erano presenti diverse autorità del mondo politico e culturale.
Segnaliamo in particolare Orna Granot, curatrice della Biblioteca Libri Illustrati per l'Infanzia dell'Israel Museum di Gerusalemme e tra la rappresentanza dei migliori illustratori israeliani Raaya Karas e Ofra Amit, quest'ultima famosa autrice delle illustrazioni per il libro "Bruno. Il bambino che imparò a Volare"

 

 

 

Nella foto Ofra Farit, responsabile dell'Ufficio Culturale dell'Ambasciata di Israele a colloquio con Ivan Basana (foto di repertorio)

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XII Raduno Edipi - Torino 6 e 7 Aprile 2013

Shalom a tutti cari amici cristiani ed ebrei!

Sono felice della straordinaria e bella opportunità che mi è stata
donata da Dio di essere stato partecipe delle divine benedizioni
scaturite dalla partecipazione al XIIesimo raduno EDIPI di Torino del
6-7 Aprile…. Grazie Adonai !

La prima cosa che desidero condividere è che attraverso congressi come
questi, realizzati NON solo tra credenti cristiani ma anche con gli
ebrei stessi, si impara a conoscere e a vivere più profondamente l’amore
che Dio, il Santo di Israele, nutre per il Suo “figlio naturale” ( Esodo
4:22 – Isaia 49:15-16 ) cioè Israele ed il popolo ebraico nel suo
complesso: come è stato meraviglioso domenica presso la Sinagoga locale
di Torino, essere stati accolti dagli ebrei e avergli potuto donare
l’amore di Dio, l’amore di Yeshua, con gesti e parole concreti e…con
abbracci forti anche questi concreti !! HalleluJah !!  Potergli più
volte dire che li amiamo incondizionatamente, del resto come Dio ama
noi….

Sabato pomeriggio al congresso abbiamo avuto toccanti momenti di
preghiera e intercessione con soggetti mirati in favore del popolo
ebraico e quindi anche e soprattutto di Israele, purtroppo sempre
circondato da Paesi musulmani ostili e quindi bisognoso più che mai
delle preghiere della chiesa! Che bello spandere i nostri cuori presso
il trono della Grazia di Dio e elevare un “coro” di pregare nel nome
prezioso di Yeshua, fiduciosi nell’ascolto di Adonai……wow!

Altro appuntamento imperdibile è stata la sezione musicale del concerto
a tema della splendida, vivace e “chiassosa di gioia” corale David di
Torino che ha condotto tutti noi presenti alla presenza intima con Dio
e, quindi, ha permesso al Signore di riempirci del Suo prezioso Santo
Spirito di adorazione! Gloria a Dio! Al concerto era pure presente una
rappresentanza della Comunità ebraica torinese che ci avrebbe poi
ospitato in Sinagoga il giorno dopo.
Il tema centrale degli interventi durante la conferenza, sia sabato che
domenica in Sinagoga, era l’antisemitismo e l’antisionismo”: durante i
vari interventi sia di esponenti della chiesa cristiana evangelica sia,
domenica in Sinagoga, di eminenti esponenti dell’ebraismo italiano, si è
sottolineato che l’odierno “antisionismo” è l’espressione ( in diverse
forme e ideologie ) nel mondo di oggi, e nel suo linguaggio globale, di
un vero e proprio “duro e puro” odio antisemita, anti ebraico e
anti-israeliano che noi credenti siamo chiamati a saper “leggere”e
individuare nei suoi vari segni e stereotipi odierni per poterlo
“combattere”, confutare e rifiutare, divulgando, invece, il
prezioso “seme” dell’amore che Dio ha per il Suo popolo eletto sancito
da salde e preziose promesse di Dio stesso nella Scrittura “!…..Geremia
31:35-37 Amen!

Quindi il termine Sionismo, a prescindere che tale spinta venga portata
avanti da ebrei credenti o laici, è una realtà passata e presente
bellissima(!) perché voluta da Dio stesso e presente nelle profezie !

Una menzione speciale merita quindi la Comunità ebraica torinese che ci
ha accolto con amore e rispetto pur sapendo che per noi Yeshua è il loro
Messia. Questo, come pocanzi dicevo, non ha impedito…..anzi!!...a
noi….a me…..di manifestare tutto l’amore che Dio mi ha concesso grazia
di aver nel cuore per loro…amati da Dio figli e figlie di
Yerushalaim…..Gerusalemme…..e, in fine, che brivido d'amore caldo
sentire il rabbino di Milano leggere parti della Torà in fluente lingua
ebraica!! .....e poi in italiano ovviamente.....

Shalom al Israel….

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Grazie!


Riceviamo dal vice presidente della Comunità Ebraica di Torino il seguentecomunicato di ringraziamento.

 

Caro Ivan,
il saluto di domenica pomeriggio, dopo il convegno, è stato forzatamente
un po' frettoloso, anche perché avevo un impegno dopo poco e sono dovuto
fuggire. Ti ringrazio ancora tanto per la bella occasione di incontro e
di collaborazione. Mi pare che l'esito della giornata di studio sia
stato positivo: si è parlato di temi nodali dal punto di vista storico e
con occhi preoccupati si è anche approfondito l'esame rispetto
all'attualità. Spero che il vostro gruppo sia rimasto contento della
manifestazione in tutti i suoi aspetti: culturali, spirituali...e anche
gastronomici!
Un caloroso saluto a te e a tutti gli E.D.I.P.I. da parte mia e di tutto
il Consiglio della Comunità Ebraica, a presto

David

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Resoconto del Corso di Israelogia - Torino Aprile 2013

Scrivo in merito al privilegio e all’onore che mi è stato concesso di
partecipare al corso di Israelogia tenutosi a Torino il 5-6 Aprile,
lezioni autorevolmente e saggiamente tenute e condotte dal dottore

della Parola Rinaldo Diprose.

E’ stata una grande gioia ascoltare con entusiasmo gli insegnamenti
sobri e competenti su un tema, quello di Israele e del suo rapporto con
la chiesa, così importante e delicato, quindi non semplice da trattare
ma che il professore Diprose ha saputo tenere bene nel suo contesto e
con molto sobrietà.

Partendo dall’origine benedetta della nascita di Israele e poi spiegando

bene quale dovrebbe essere un rapporto maturo della nostra chiesa

(universale e locale) nei confronti di Israele stesso e verso gli ebrei in

generale, mi ha fatto ancora di più comprendere come ancora oggi(!)
in seno ai credenti vi sia come un “velo” di ignoranza su come Dio,

il Santo di Israele, abbia un rapporto speciale ed unico col popolo ebraico

(compreso quindi l’Israele odierno ), basato NON sulla perfezione di Israele

(perché come noi Israele è imperfetto) sull’Suo eterno amore e sulle Sue sante

promesse verso di lui….gloria a Dio ! L’unico modo serio per permettere al Signore

di rimuovere questo brutto “velo” è quindi quello di leggere la Bibbia con un cuore sincero

e onesto cercando la verità su tale delicato soggetto fondamentale, non permettendo al

pregiudizio diffuso nei cuori delle persone di “inquinarne” la comprensione.

Infine un ringraziamento speciale, col cuore, al caro e prezioso
fratello in Yeshua Rinaldo Diprose per le sue “fatiche” profuse in
favore di tutti i partecipanti al corso.

Todà rabahe, soprattutto, shalom !

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“Quando gli uomini si riconoscono tali, si incontrano e si stimano, malgrado le differenze di pensiero e di religione.”

Nel primo fine settimana di Aprile, nel raduno di Edipi svoltosi a Torino si è respirata, ancora una volta,  l’ aria dell’amicizia ebraico-cristiana.

Il primo studio è stato tenuto dal Dott. Di Prose sul tema “Israele e la Chiesa” spiegando l’importanza attuale del popolo d’Israele e la Israelologia e suscitando l’interesse dei convenuti.  Nella sera seguente il  Prof.re Cicchese ha presentato il suo libro nel quale viene sottolineata la sua ricerca della verità, giungendo alla conclusione che il popolo gentile ha peccato di superbia nei confronti di Israele.  La serata è stata allietata da un “abbraccio musicale” con la corale David, che ha rallegrato con canti ebraici -e non solo- tutto l’uditorio composto da credenti evangelici, pastori e qualche politico.

La domenica  siamo stati accolti in  sinagoga dalla comunità ebraica. Nella sala ricolma di libri di varia estrazione e antichità si è affrontato il tema dell’antisemitismo.

Il Rabbino Richetti ha ripercorso la storia dell’oppressione ebraica dall’Egitto ai Romani, ed ha anticipato di poche ore lo Yom Ashoa con il canto rituale.

Il Prof.re Vercelli ha mostrato tramite la proiezione di immagini, il lato più tragico della shoa.

Il Pastore Maggia ha messo in evidenza il ruolo degli amalekiti, nemici storici degli ebrei, ma anche la speranza che, con il regno del Messia, tutto ciò vedrà la fine.

Un pranzo comunitario con pietanze casher ha suggellato ancor più l’amicizia tra i convenuti.

Il pomeriggio è stato ricco di altri interventi sull’importanza della comunicazione.

Ancora una volta Edipi ha svolto con successo il ruolo che si è prefisso: sostegno ai figli di Giacobbe.

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RIFLESSIONI SU UN VIAGGIO AD AUSCHWITZ di Claudio Groppi

per gentile concessione di Claudio Groppi

 

 

Premessa:

Nel Gennaio del 2011 ho partecipato come insegnante ad un progetto patrocinato dalla “Fondazione ex campo di concentramento di Fossoli” (www.fondazionefossoli.org ) denominato “Un treno per Auschwitz”.

Ogni anno ciascuna delle sessanta scuole superiori di Modena e provincia invia dieci studenti ed un insegnante in Polonia, in occasione del “giorno della memoria”, stabilito dalla comunità internazionale per il 27 Gennaio, per commemorare il giorno in cui le truppe sovietiche varcarono i cancelli del più tristemente famoso campo di sterminio. Il viaggio si svolge in treno, partendo da Carpi, città nei pressi di cui si trovava, a Fossoli, uno dei tanti campi in cui ebrei, zingari, oppositori venivano concentrati, in attesa della deportazione, e da dove partì anche Primo Levi, proprio per ripercorrere, anche se con tutte le comodità, il percorso che i deportati facevano nei vagoni piombati fino a Cracovia e poi ad Oswiecim (cittadina ribattezzata Auschwitz dai tedeschi).

In occasione di questo viaggio i partecipanti ogni anno sono sensibilizzati con un corso di preparazione tenuto da storici, scrittori e operatori culturali, che cercano di introdurre il tema della violenza, del colonialismo, visto come culla del razzismo, e cercando di spingere i ragazzi a riflettere sul perché sia stato possibile che nella “civile Europa del XX secolo” si sia potuto sviluppare un fenomeno come quello che ha dato vita alla Shoah (in ebraico significa calamità), con il tentativo di distruggere un intero popolo, ponendo la parola fine alla questione ebraica, con la cosiddetta “soluzione finale” (in tedesco: Endlösung der Judenfrage).

 

Una visita ad Auschwitz, in pieno inverno, in treno, lascia il segno.

Tutta l’operazione è organizzata magistralmente dalla “Fondazione Fossoli”, che si occupa anche di riempire le serate a Cracovia, con gruppi musicali e incontri con scrittori (fra cui il noto Carlo Lucarelli, che da otto anni presta il suo servizio a questa iniziativa), che hanno lo scopo di aiutare i ragazzi ad elaborare quanto hanno vissuto durante il giorno.

Una prima reazione comune è quella di stupore nei confronti delle proprie reazioni, del tipo: “sono stato ad Auschwitz e non ho versato neanche una lacrima, sono un mostro!”

Questi incontri serali hanno lo scopo di farti comprendere che una reazione di questo genere è “normale”, perché di fronte ad un orrore così grande l’essere umano erige delle barriere a difesa e produce una patina di insensibilità che riveste tutto il proprio io.

Durante il viaggio di andata regna una certa moderata allegria, tipica da gita scolastica, i ragazzi stanno in gruppi delimitati dalla loro appartenenza alle varie scuole e socializzano poco tra loro.

Molto diverso è però l’atteggiamento dei seicento partecipanti durante il viaggio di ritorno. I gruppi sono rotti e mischiati, il clima di allegria è svanito, i ragazzi hanno voglia di parlare tra loro e vige un clima di solidarietà, propria di chi ha vissuto un’esperienza dolorosa in comune che avvicina e ti mette voglia di stringerti ad un altro essere umano per farti forza, e si sperimenta la verità del seguente passo biblico:

 

<<La tristezza è preferibile al riso, perché davanti a un volto triste il cuore diventa migliore ( Ecclesiaste 7:3)>>.

 

In questo contesto ho avuto occasione di parlare con alcuni ragazzi, e da queste conversazioni scaturiscono le seguenti meditazioni.

Le discussioni fatte ruotavano tutte intorno a due importanti domande:

 

 

Prima domanda: “ Perché Dio permette il male?”

 

La prima reazione naturale che viene dopo un viaggio ad Auschwitz è proprio: “perché tutto questo?”

Nel 1989 Ferdinando Camon intervistò Primo Levi, (autore che tutti gli studenti del quinto anno studiano, specialmente in preparazione al viaggio ad Auschwitz). L’intervista termina con queste agghiaccianti affermazioni (ricordo che Primo Levi è morto suicida):

Levi: …..Devo dire che per me l'esperienza di Auschwitz è stata tale da spazzare via ogni residuo di educazione religiosa che possa aver avuto.

Camon: Il che significa che Auschwitz è la prova della non esistenza di Dio?

Levi: "C'è Auschwitz, quindi non può esserci Dio." [Sul dattiloscritto, ha aggiunto a matita:]. (Non trovo una soluzione al dilemma. Continuo a cercarla, ma non la trovo)

(Estratti from Ferdinando Camon , Conversations with Primo Levi, Marlboro,Vt : Marlboro Press, 1989) da Ferdinando Camon, Conversazioni con Primo Levi, Marlboro Press, 1989 pp. 41-44)

 

«C'è Auschwitz, quindi non può esserci Dio. »

L’ateo trova naturale questa disequazione, per dare forza alla propria fede nichilista, mentre colui che genericamente ammette l’esistenza di Dio è fortemente tentato di incolparlo di quanto ha visto.

Perché Dio ha fatto questo?” è la domanda che più volte mi hanno fatto i ragazzi.

Un primo passo è stato quello di distinguere l’espressione “ha fatto” dall’espressione “ha permesso”.

Ma anche la domanda “perché Dio ha permesso questo?” è una domanda seria e merita una seria considerazione. Perché Dio permette il male?

Questo è un tema molto importante per noi credenti, ed è bene essere convinti di quello che testimoniamo ai non credenti.

Io personalmente mi sono trovato più volte ad argomentare con Dio a questo proposito, e devo dire che per lungo tempo non mi sono trovato d’accordo con Lui: ma quando noi siamo sinceri con Lui e gli comunichiamo francamente il nostro disappunto, Egli è fedele come un padre amorevole che spiega con pazienza le cose ad un bambino.

Così un giorno, mentre passeggiavo nel parco sotto casa ponendo domande a Dio, Egli tutto ad un tratto mi ha risposto mettendomi in testa i seguenti pensieri:

Se tutto ti andasse sempre bene, mi ameresti veramente di più?”

Se non ci fosse la minaccia dell’inferno, mi saresti grato di averti salvato alla croce?”

Così ho dovuto rispondergli con altrettanta franchezza: “onestamente no!

La parola di Dio parla chiaro a questo proposito:

 

<<Salmo 32:9 Non siate come il cavallo e come il mulo che non hanno intelletto, la cui bocca bisogna frenare con morso e con briglia, altrimenti non ti si avvicinano!>>

 

Signore, ma questo salmo lo hai scritto per me!

 

  • Non so apprezzare il bene, se non conosco il male.

  • Non so apprezzare il pulito se non conosco lo sporco.

  • Non so apprezzare il cibo se non conosco la fame.

  • Non so apprezzare il calore di un focolare se non conosco il freddo.

  • Non so apprezzare la pace se non conosco la guerra.

  • Non so apprezzare la ricchezza se non conosco la povertà (infatti, spesso i figli dei ricchi crescono viziati.)

  • Non so apprezzare l’amore se non conosco l’indifferenza.

 

Devo ammettere di essere come un animale senza intelletto che ha bisogno di morso e briglia per avvicinarmi a Dio!

 

Dio “permette il male” affinché possiamo apprezzare il bene che Lui ci fa.

 

Naturalmente non era così all’inizio; nel giardino di Eden tutto era buono, ma Dio permise ad Adamo di essere tentato perché Dio cerca un amore che provenga da un cuore sincero, non da costrizione, così la caduta di Adamo ha provocato la rovina di tutta la creazione (Romani 8:22).

Inoltre il Signore non permette il male perché provi piacere nel farlo ( la tipica argomentazione del non credente è: “se ci fosse un Dio buono non ci sarebbe il male!”) ma la Bibbia afferma esattamente il contrario.

 

<<Lamentazioni 3 :33 poiché non è volentieri che Egli umilia e affligge i figli dell'uomo.>>

 

E allora dobbiamo concludere che se non è volentieri, allora è necessario!

Dio usa questa vita infelice per portarci a Lui; noi non saremo mai felici in questa vita perché siamo progettati per essere felici nella vita eterna, futura!

Tuttavia Dio ci concede momenti di prova di questa felicità: amore tra moglie e marito, amore verso i figli ( che nessuno comprende a pieno fino a che non diventa genitore) per farci capire come Lui ci ama!

Se mio figlio sbaglia, si ribella, mi delude lo amo lo stesso, è sempre mio figlio.

Così Lui fa con l’uomo, una volta che si è figli si rimane tali, Egli non ti ripudierà mai!

Questa è la risposta che dobbiamo dare ai non credenti che ci fanno la domanda.

  • ameresti Dio se avessi tutto?

  • ameresti la luce se non conoscessi il buio?

IL MALE E’ NECESSARIO affinché noi acquistiamo intelligenza.

Attenzione: “IL MALE E’ NECESSARIO” è un parlare duro!

Non potremo dirla se prima non l’abbiamo metabolizzata a fondo noi stessi, e se non l’abbiamo “discussa” e condivisa con Dio.

Il Signore non è un sadico che gode nel tormentare i figli degli uomini, ma un Dio amorevole che usa la correzione come un padre corregge il figlio che gradisce!

Il Signore ci mette davanti la benedizione e la maledizione; ci fa conoscere la sua volontà per mezzo della Bibbia, e se noi ci discostiamo da essa, a malincuore è costretto a correggerci con afflizioni.

 

<< Deuteronomio 30:19 Io prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra, che io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, onde tu viva, tu e la tua progenie.

30:20 amando il SIGNORE, il tuo Dio, ubbidendo alla sua voce e tenendoti stretto a lui, poiché egli è la tua vita e colui che prolunga i tuoi giorni. così tu potrai abitare sul suolo che il SIGNORE giurò di dare ai tuoi padri Abrahamo, Isacco e Giacobbe".>>

 

Dio usa con Israele e con tutti noi lo stesso metodo che usò con Adamo, lasciandoci liberi di scegliere tra l’ubbidienza e la conseguente benedizione, e la disubbidienza con la conseguente maledizione.

 

Così, su quel treno in ritorno dalla Polonia ho potuto condividere queste mie convinzioni con alcuni studenti, e quanto meno ho potuto constatare che mi sono stati ad ascoltare con attenzione. Infatti, dopo l’orrore di Auschwitz stai volentieri ad ascoltare chi ti propone delle risposte alle domande che il viaggio ha suscitato.

Solo Dio sa quali frutti possano portare queste parole in quei giovani cuori, e chissà a distanza di quanto tempo … ma noi dobbiamo avere la convinzione che non saranno le nostre convincenti argomentazioni a convertire le anime, ma solo la potenza dell’evangelo.

<<“Affinché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza degli uomini, ma sulla potenza di Dio” (1 Corinzi 2:5).>>

 

Seconda domanda: “Perché tanto odio verso gli Ebrei?”

 

La visita ad Auschwitz mette in evidenza il lucido piano di annientamento perpetrato dai nazisti, che avevano messo in piedi, con teutonica efficienza una vera e propria “fabbrica della morte”.

Il tentativo di distruggere un popolo, portato avanti con metodica risolutezza ed efficienza organizzativa lascia sbigottiti: perché tanto accanimento verso il popolo ebreo?

Coloro che conoscono la Bibbia ovviamente sanno che il popolo ebreo non è un popolo qualunque; è il popolo di Dio, il popolo eletto, che Dio si è costituito chiamando Abramo fuori da Ur dei Caldei: ma per quale motivo Dio ha deciso di mettersi da parte un popolo?

 

<<Deuteronomio 7:7 Il SIGNORE si è affezionato a voi e vi ha scelti, non perché foste più numerosi di tutti gli altri popoli, anzi siete meno numerosi di ogni altro popolo,

7:8 ma perché il SIGNORE vi ama: il SIGNORE vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha liberati dalla casa di schiavitù, dalla mano del faraone, re d'Egitto, perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri.>>

 

Il Signore ama Israele perché fino da subito ha avuto un piano di gloria per Il suo popolo: attraverso di lui Dio ha deciso di manifestarsi all’uomo; a Israele Dio ha affidato la Sua Parola e gli ha dato il compito di conservarla per l’umanità, ma soprattutto attraverso il Messia di Israele, Gesù di Nazareth, il Leone della Tribù di Giuda, Dio ha deciso di mettere in atto il suo piano di salvezza universale:

 

<<Isaia 49:2 Egli ha reso la mia bocca come una spada tagliente, mi ha nascosto nell'ombra della sua mano; ha fatto di me una freccia appuntita, mi ha riposto nella sua faretra,

49:3 e mi ha detto: "Tu sei il mio servo, Israele, per mezzo di te io manifesterò la mia gloria".

49:6 Egli dice: "È troppo poco che tu sia mio servo per rialzare le tribù di Giacobbe e per ricondurre gli scampati d'Israele; voglio fare di te la luce delle nazioni, lo strumento della mia salvezza fino alle estremità della terra.>>

 

Antisemitismo satanico:

Ecco qual è il motivo dell’antisemitismo satanico: Satana, il nemico, l’avversario delle nostre anime e angelo ribelle, dopo aver provocato la caduta dell’uomo in Eden ha sempre cercato di contrastare il piano di Dio per la salvezza del mondo.

Satana ha da sempre cercato lo sterminio del popolo ebreo, ed a questo scopo si è servito di uomini che si sono messi al suo servizio:

  • Il Faraone ordinò l’uccisione di tutti i maschi neonati del popolo di Israele, ma Mosè fu salvato dalle acque;

  • molti anni dopo il Faraone mandò i suoi carri a inseguire Israele per distruggerlo.

  • Il persiano Haman (libro di Ester) anticipò l’idea della soluzione finale di Hitler, facendo emanare un editto per lo sterminio totale degli ebrei.

  • Erode, saputo dai re di oriente che il Messia era venuto al mondo a Betlemme ordinò la strage di tutti i maschi dai due anni in giù.

  • Nel periodo ellenista Antioco Epifane dissacrò il tempo sacrificando animali impuri, nel tentativo di distruggere l’identità del popolo di Dio.

  • I Romani dopo la distruzione del tempio soppressero nel sangue la seconda rivolta giudaica nel 135 D.C. cambiando nome a Gerusalemme in Aelia Capitolina, e imponendo il divieto per i giudei di avvicinarsi alla città. La chiesa del I secolo infatti predicava che il Messia sarebbe ritornato a Gerusalemme.

  • In seguito il popolo fu disperso, attraverso persecuzioni e vicissitudini di ogni genere in Europa; dopo la cacciata dei mori dalla Spagna nel 1492 nel paese iniziò la persecuzione contro gli ebrei che si dispersero nei paesi dell’Europa centro-orientale, oltre che nelle Americhe. Molti anni dopo, Satana suscitò odio nelle popolazioni nelle quali Dio aveva disperso il suo popolo e in tempi più moderni Adolf Hitler ripropose l’idea della soluzione finale: lo sterminio premeditato e organizzato di undici milioni di ebrei europei.

 

Ma la partita non è ancora finita: dopo la tragedia della Shoah La società delle Nazioni, trasformatasi in ONU, accordò il permesso al popolo ebraico di costituire il moderno stato di Israele, ma oggi il persiano Mahmud Ahmadinejad, presidente di una grande nazione, la repubblica islamica dell’Iran, propugna la cancellazione di Israele dalla mappa geografica, ed è pronto ad innescare un nuovo “Olocausto”, anche sviluppando un programma nucleare, e finanziando e armando le organizzazioni terroristiche quali Hamas ed Hezbollah, che non riconoscono ad Israele il diritto all’esistenza.

Satana conosce bene l’escatologia degli ultimi tempi, e vuole contrastare il ritorno degli ebrei nella terra promessa (Aliyah) e il possesso del paese, perché sa che quando il ritorno sarà completo il suo tempo prima di essere legato sarà breve (Apocalisse 20:2), e cerca quindi di ritardare il più possibile l’adempimento del piano di Dio.

Antisemitismo cristiano: nascita e sviluppo.

In tutta questa perfidia contro il popolo eletto possiamo chiaramente distinguere la mano satanica, di colui che odia il popolo di Dio perché è ribelle contro Dio stesso. Ma l’antisemitismo non ha solo una radice satanica: con grande dolore e rincrescimento dobbiamo riconoscere che esiste un antisemitismo cristiano, che ha le sue radici nelle vicende storiche (la distruzione del Tempio e l’allontanamento dei giudei da Gerusalemme), che fecero ritenere concluso il ruolo centrale di Gerusalemme nel piano di Dio.

I padri della Chiesa, da Ignazio di Antiochia (115 d.C.) a Giustino martire, (100-165 d.C.), cominciarono ad affermare che la Chiesa è “la vera razza israelitica” e a cristianizzare l’Antico Testamento, affermando che quando nell’A.T. si legge Israele, bisogna riferirlo alla Chiesa.

Ireneo, vescovo di Lione dal 178 al 195 fece una lettura allegorica dell’A.T., affermando che le promesse fatte ad Israele sono per la Chiesa.

Origene, studioso di Alessandria d’Egitto (185- 254 d.C.), ponendo le basi della”teologia della sostituzione”, definì il popolo eletto l’Israele “corporeo”, mentre la Chiesa l’Israele “spirituale. Da qui l’opinione che tutto ciò che è giudaico sia da disprezzare, basso e inferiore rispetto al cristianesimo, che è il “vero Israele”.

In definitiva i primi tre secoli dopo Cristo portarono progressivamente all’espulsione dei Giudei dalla Chiesa, fino a giungere a Costantino che fece del Cristianesimo la religione di stato, andando a saldare potere temporale e spirituale. Infine nel 325 d.C. il Concilio di Nicea sancì la definitiva separazione tra la chiesa e i Giudei, e la “conversione”, mediante il battesimo in massa dei neonati, dell’impero romano al cristianesimo, epurato da qualunque influsso giudaico.

 

L’accusa di “deicidio”:

Ciò che però fece passare da un semplice allontanamento e dal rigetto delle tradizioni giudaiche alla persecuzione fu l’accusa di “deicidio”. Essa venne formulata in modo ufficiale e solenne solo a metà del quinto secolo da Leone I Magno, ma era già presente fin dai primi secoli di storia della Chiesa. Solo nel 1965 il Concilio Vaticano II stabilì che la responsabilità della morte di Cristo è da attribuire all’intera umanità, ma ancora oggi questa accusa storica è ancora presente, a livello più o meno inconscio, in un certo tipo di cristianesimo.

 

Sgombriamo, alla luce delle scritture, il campo da questa accusa:

Gli uccisori materiali furono i soldati Romani, ma chi furono i “mandanti”?

 

<<Atti degli Apostoli 4:26 I re della terra si sono sollevati, i principi si sono riuniti insieme contro il Signore e contro il suo Cristo.

4:27 Proprio in questa città, contro il tuo santo servitore Gesù, che tu hai unto, si sono radunati Erode e Ponzio Pilato, insieme con le nazioni e con tutto il popolo d'Israele,

4:28 per fare tutte le cose che la tua volontà e il tuo consiglio avevano prestabilito che avvenissero.>>

 

Questo brano attesta chiaramente che i mandanti dell’uccisione del Cristo siamo stati tutti noi!

Materialmente gli uccisori sono stati i gentili, nei panni dei soldati romani, ma i responsabili sono stati tutti: Erode e Pilato ( Giudei e Romani) con le nazioni e il popolo di Israele. Infatti l’agnello di Dio è stato immolato per la salvezza di tutto il mondo, e sarebbe grave se qualcuno di noi si chiamasse fuori da questa responsabilità: vorrebbe dire che Gesù non è morto per lui, per pagare i suoi peccati.

 

Le accuse di deicidio, la teologia della sostituzione e un antisemitismo a volte strisciante ma più spesso conclamato si è tradotto nella storia della cristianità in molti misfatti:

  • Le crociate: 10.000 ebrei trucidati durante la “liberazione” di Gerusalemme nella prima crociata.

  • L’inquisizione spagnola: nasce nel 1478 per smascherare (con la tortura) gli ebrei falsamente convertitisi al cristianesimo (chiamati con disprezzo “marrani”, che significa “porci”.)

  • L’espulsione e la cacciata dalle chiese dei giudei, a cui seguì la cacciata dalle città, spesso dopo un periodo di chiusura in un ghetto. La figura dell’ “ebreo errante” non fu una romantica scelta da parte di un popolo vagabondo, ma una tragica necessità dovuta alle persecuzioni.

  • I Pogrom della chiesa cristiana ortodossa nei paesi dell’Europa orientale.

 

Certamente molti fratelli potrebbero obiettare che simili crimini sono stati commessi da sè-dicenti cristiani, che per nulla mettevano in pratica gli insegnamenti del Messia Ebreo, Gesù di Nazareth. Molti potrebbero obiettare che noi evangelici non abbiamo nulla da spartire con i Papi che indissero le crociate, e con i successivi che pensavano al potere temporale più che alla predicazione dell’evangelo.

Molti obietterebbero che noi evangelici non abbiamo nulla a che spartire con l’inquisizione di Ignazio da Loiola e di Torquemada, che anzi molti sinceri credenti sono finiti sui roghi dell’inquisizione.

E infatti ciò è senz’altro vero, ma esaminiamo anche il seguente brano, scritto da un padre indiscusso della fede cristiana evangelica:

 

<<Cosa vogliamo fare ora noi cristiani con questo abietto, dannato popolo degli ebrei? […]

Io voglio dare il mio sincero consiglio:

In primo luogo bisogna dare fuoco alle loro sinagoghe o scuole; e ciò che non vuole bruciare deve essere ricoperto di terra e sepolto, in modo che nessuno possa mai più vederne un sasso o un resto. [...]

Secondo: bisogna allo stesso modo distruggere e smantellare anche le loro case, perché essi vi praticano le stesse cose che fanno nelle loro sinagoghe.

Perciò li si metta sotto una tettoia o una stalla, come gli zingari, perché sappiano che non sono signori del nostro Paese, come invece si vantano di essere, ma sono in esilio e prigionieri, come essi dicono incessantemente davanti a Dio strillando e lamentandosi di noi. [...]

Terzo: bisogna portare via a loro tutti i libri di preghiere e i testi talmudici, nei quali vengono insegnate siffatte idolatrie, menzogne, maledizioni e bestemmie. [...]

Quarto: bisogna proibire ai loro rabbini - pena la morte - di continuare a insegnare, perché essi hanno perduto il diritto di esercitare questo ufficio. [...]

Quinto: bisogna abolire completamente per gli ebrei il salvacondotto per le strade, perché essi non hanno niente da fare in campagna, visto che non sono né signori, né funzionari, né mercanti, o simili.

[...]

Sesto: bisogna proibire loro l'usura, confiscare tutto ciò che possiedono in contante e i gioielli d'argento e d'oro, e tenerlo da parte in custodia. E il motivo è questo: tutto quello che hanno (come sopra si è detto), lo hanno rubato e rapinato a noi attraverso l'usura, perché, diversamente, non hanno altri mezzi di sostentamento. [...]

Settimo: a ebrei ed ebree giovani e forti, si diano in mano trebbia, ascia, zappa, vanga, conocchia,fuso, in modo che guadagnino il loro pane col sudore della fronte, come fu imposto ai figli di Adamo, al terzo capitolo della Genesi. Poiché non è giusto che essi vogliano far lavorare noi, maledetti goijm nel sudore della nostra fronte, e che essi, la santa gente, vogliano consumare pigre giornate dietro la stufa, a ingrassare e scoreggiare, vantandosi in questo modo blasfemo di essere signori dei cristiani, grazie al nostro sudore. A loro bisognerebbe invece scacciare l'osso marcio da furfanti dalla schiena!>>

( Martin Lutero, “Degli ebrei e delle loro menzogne” Einaudi, 2000, pag. 185 -195)

 

E’ veramente triste constatare che un uomo di Dio come Lutero, Bibbia alla mano, abbia potuto scrivere simili nefandezze, ed è altresì triste constatare che i nazisti circa 400 anni dopo non fecero altro che mettere in pratica le raccomandazioni di Lutero.

L’antisemitismo cristiano non è appannaggio della sola chiesa cattolica, ma è un peccato che permea profondamente tutta la cristianità, passando attraverso i secoli e le denominazioni.

E’ importante riflettere su questo fatto, affinché questi disastrosi errori nella Chiesa non vengano ripetuti!

 

La Chiesa e Israele oggi:

Noi dobbiamo vegliare su noi stessi; è vero che chi ha perpetrato questi crimini non ha dato prova di essere un vero cristiano, ma noi dobbiamo prendere esempio dal profeta Daniele.

Egli, come tutti sappiamo, era un giovane integro davanti a Dio, eppure quando nel capitolo nove intercedette per il popolo, affinché si compisse la profezia di Geremia e il popolo potesse ritornare dalla cattività babilonese, Daniele, chiedendo perdono per i peccati di Israele, non si pose fuori dal popolo, non disse “Dio perdona loro perché hanno peccato”, ma digiunando, con sacco e cenere si rivolse a Dio dicendo: “noi abbiamo peccato e abbiamo agito perversamente, siamo stati malvagi e ci siamo ribellati allontanandoci dai tuoi comandamenti… “ (Daniele 9:5).

Sulla base di quest’esempio noi oggi dobbiamo chiedere perdono per i peccati commessi dalla chiesa o meglio dalla sedicente cristianità, contro il popolo eletto, la pupilla dell’occhio di Dio.

La Chiesa deve chiedere perdono per quanto è stato fatto nel nome di Cristo, impedendo per secoli la conversione e la salvezza degli Ebrei.

La Chiesa deve benedire Israele, sulla base di

 

Genesi 12:3:<<Io benedirò chi ti benedirà e maledirò chi ti maledirà>>

 

Teniamo però presente che nell’ originale ebraico vengono usate due parole diverse per il termine “maledire”, e precisamente:

  • Arar: si riferisce al processo di legare qualcuno con una maledizione

  • Qalal: ha la seguente gamma di significati: considerare come superficiale o di poco conto, trattare con disprezzo, non dare importanza

(Avner Boskey in “Israele, la chiave del risveglio mondiale “ Perciballi Editore 2009)

 

Quindi il brano di Genesi 12:3 andrebbe meglio letto in questo modo:

 

<< Io maledirò chi non ti darà importanza, chi ti tratterà con disprezzo, chi ti considererà di poco conto>>

 

e dobbiamo ammettere che purtroppo tutti questi atteggiamenti sono alquanto diffusi nella Chiesa (anche quella evangelica) di oggi.

Non dare la giusta importanza a Israele significa non avere capito quanto sia importante Israele nel cuore di Dio e quanto sia centrale negli eventi degli ultimi tempi: Gesù tornerà per diversi motivi, fra i quali quello di fare vendetta dei suoi nemici (Isaia 61:2), di salvare Israele (Romani 11: 26) e di instaurare il Regno che fu solo annunziato alla prima venuta, e di regnare per mille anni da Gerusalemme come Re dei Giudei!

Ci guardi il Signore, Dio guardi la sua Chiesa, dal tornare ad incorrere negli errori del passato riguardo Israele!

 

Implicazioni contemporanee

Ci sono 4 implicazioni principali: che però sono strettamente interallacciate tra loro

(implicazioni socio economiche

implicazioni internazionali: la questione del possesso della terra - il popolo palestinese

sicurezza internazionale: Iran Hezbollah

sicurezza interna : i cristiani espulsi )

Ma tornando ad Auschwitz, la visita a quel luogo non è solo una visita per la memoria, non è solo una lezione di storia passata! Guardando la straordinaria organizzazione messa in atto dai nazisti non si può fare a meno di porsi certe domande: quante persone hanno collaborato a quel progetto?

Quanti polacchi, francesi, italiani, tedeschi, jugoslavi, ungheresi, austriaci, “brave persone”, padri di famiglia, hanno più o meno consapevolmente contributo a stendere migliaia di chilometri di rotaie, ad allestire gli oltre 150 campi di “appoggio” (come quello di Fossoli), a guidare i treni, a costruire le baracche, un numero sterminato di baracche, a perdita d’occhio, (un quadrato di quattro chilometri di lato…) quanti si sono arricchiti costruendo i forni crematori, producendo il gas Zyklon B da usare nelle camere, ecc… ecc… o più semplicemente hanno chiuso un occhio o forse due senza volersi chiedere dove portavano gli Ebrei?

 

 

Baracche a perdita d’occhio Migliaia di chilometri di rotaie

 

 

Anche oggi quanti sono quelli che più o meno innocentemente collaborano con quanti vogliono spazzare via Israele dalla mappa geografica? Anche oggi c’è qualcuno che si arricchisce vendendo materiale all’Iran, affinché costruisca le sue centrali nucleari “per scopi pacifici” ed anche oggi c’è chi si arricchisce vendendo armi ad Hamas ed Hezbollah, oppure fa affari con gli emiri, andando poi a sedersi nell’assemblea delle Nazioni Unite a votare contro Israele a favore di uno “stato palestinese” e per la divisione della città del Gran Re, il che è chiaramente contro il piano di Dio.

Noi vogliamo anche oggi chiudere uno o due occhi per non chiederci cosa sono venute a fare le due navi iraniane che nel febbraio 2012 hanno attraversato il canale di Suez?

Noi, la Chiesa, vogliamo aprire gli occhi e gettare uno sguardo fuori dalle nostre assemblee, per capire cosa rappresenta la cosiddetta “primavera araba”? Vogliamo capire che un nuovo Auschwitz si sta preparando in Medio Oriente?

I falchi del terrore son pronti a manovrare la situazione di instabilità che si sta creando nei paesi arabi (Egitto, Libia, Siria, chi sarà il prossimo?) per scatenare la distruzione contro il popolo eletto.

 

Il popolo palestinese è un’invenzione degli ultimi anni, (non è mai esistita una nazione palestinese, e meno che mai Gerusalemme ne è stata la capitale: il termine palestinese dovrebbe avere un’accezione esclusivamente territoriale, esistono palestinesi arabi ed ebrei, nel senso che sono gli abitanti di un’area geografica che nella storia è stata chiamata “Palestina”). La terra di Israele è stata promessa ai figli di Giacobbe, ma gli arabi sono bene accetti se vogliono vivere in pace, come sta scritto nelle profezie. Quando Gesù, il Principe della pace tornerà ci sarà una strada che collegherà l’Egitto alla Siria e gli Egiziani serviranno YHVH con gli Assiri (Isaia 19:23) e i figli di Isacco ed Ismaele vivranno di nuovo in pace (Genesi 25:9).

Infatti la Parola si è fatta carne in Gesù per salvare tutti gli uomini, ed Egli ama anche i figli di Ismaele!

Noi, la Chiesa, dobbiamo impegnarci nella preghiera ed intercessione affinché gli arabi siano liberati dal maligno che vuole far credere loro che eliminando Israele risolverebbero tutti i loro problemi.

Preghiamo intensamente per Israele, e ancora più intensamente per i nemici di Israele, come ci ha insegnato il nostro Maestro, (Matteo 5:44, Luca 6:35) perché non si debba più vedere lo scempio che viene fatto dell’infanzia sotto il giogo di Hamas, Hezbollah e via dicendo, che crescono i bambini insegnando l’odio per Israele!

 

 

 

Preghiamo perché i credenti in Yeshùa ed Issa (Gesù in ebraico ed arabo) i nati di nuovo dei due popoli, trovino già adesso il modo di vivere e lavorare insieme per la costruzione del Regno, che l’amore la pace e la collaborazione possano dare un esempio a tutto il mondo.

Preghiamo per la protezione fisica di questi credenti speciali, perseguitati, anche se in termini molto diversi, nei loro popoli. I Cristiani a Betlemme, Nazareth, Gaza, e tutti i territori sotto l’Autorità Palestinese sono progressivamente espulsi perché rischiano tutti i giorni la vita e quella e delle loro famiglie.

Anche in Israele i religiosi ultraortodossi contestano, spesso con durezza, i credenti messianici, che considerano traditori, anche se vivere in un paese democratico dà comunque certe garanzie di cui non godono gli abitanti dei paesi musulmani, e quando la contestazione assume toni violenti viene perseguita: (è notizia di pochi giorni fa che un terrorista ebreo, tale Jack Teitel è stato condannato per aver inviato nel 2008 un pacco bomba alla famiglia del pastore messianico David Ortiz, nella città di Arad, nel Negev).

Preghiamo, ma impariamo anche a tenere un occhio sulla Bibbia ed un occhio al telegiornale!

Noi credenti contemporanei abbiamo il privilegio di vedere ogni giorno tante profezie che si avverano sotto i nostri occhi!

 

Il ritorno del popolo nella terra promessa (Aliyah)

I profeti hanno predetto sin da lungo tempo che Dio avrebbe raccolto i dispersi della casa d’Israele.

Nel libro di Geremia troviamo un brano riguardo al ritorno del popolo nella terra d’Israele (Heretz Israel) che deve illuminarci su quanto sia importante Israele nel piano di Dio per la salvezza dell’umanità e negli avvenimenti degli ultimi tempi:

<<Geremia 16:14 "Perciò, ecco, i giorni vengono", dice il SIGNORE, "in cui non si dirà piú: Per la vita del SIGNORE che condusse i figli d'Israele fuori dal paese d'Egitto,

16:15 ma: Per la vita del SIGNORE che ha condotto i figli d'Israele fuori dal paese del settentrione e da tutti gli altri paesi nei quali li aveva scacciati. Io li ricondurrò nel loro paese, che avevo dato ai loro padri.>>

 

La liberazione dall’Egitto è per il credente ebreo il fatto più importante della Torah, che va ricordato e inculcato ai figli di Israele:

<<Deuteronomio 6:20 Quando in avvenire tuo figlio ti domanderà: "Che significano queste istruzioni, queste leggi e queste prescrizioni che il SIGNORE, il nostro Dio, vi ha date?"

6:21 Tu risponderai a tuo figlio: "Eravamo schiavi del faraone in Egitto e il SIGNORE ci fece uscire dall'Egitto con mano potente.

6:22 Il SIGNORE operò sotto i nostri occhi miracoli e prodigi grandi e disastrosi contro l'Egitto, contro il faraone e contro tutta la sua casa,

6:23 e ci fece uscire di là per condurci nel paese che aveva giurato ai nostri padri di darci.>>

 

Il Signore, per bocca di Geremia ci dice che negli ultimi tempi quel fatto, l’uscita dall’Egitto, passerà in secondo piano rispetto al ritorno di milioni di Ebrei da ogni parte del mondo.

Dopo la caduta del muro di Berlino e dell’Unione Sovietica nel 1989, in milione e duecentomila ebrei russi hanno fatto “aliyah”, dando un senso straordinario a questo passo profetico:

 

<< Isaia 49:12 Guardate! Questi vengono da lontano; ecco, questi altri vengono da settentrione e da occidente, e questi dal paese dei Sinim"….

49:20 I figli di cui fosti privata ti diranno ancora all'orecchio: Questo posto è troppo stretto per me; fammi spazio, perché io possa stabilirmi.

49:21 Tu dirai in cuor tuo: Questi, chi me li ha generati? Infatti io ero privata dei miei figli, sterile, esule, scacciata. Questi chi li ha allevati? Ecco, io ero rimasta sola; questi, dov'erano?">>

 

Oggi buona parte del dibattito politico su Israele, verte sulla necessità di costruire nuovi insediamenti, abitazioni necessarie per l’immigrazione continua, perché il paese “è troppo stretto”. Le nazioni vogliono stabilire i confini di Israele, contraddicendo un preciso principio biblico, espresso in

 

<< Deuteronomio: 32:8 Quando l'Altissimo diede alle nazioni la loro eredità, quando separò i figli degli uomini, egli fissò i confini dei popoli, tenendo conto del numero dei figli d'Israele.>>

 

Le nazioni vogliono fissare i confini di Israele ed imporre la loro volontà, ma non sanno che così facendo si attirano le ire dell’Eterno, che ha stabilito esattamente il contrario.

Noi credenti nella Bibbia non dobbiamo parteggiare per lo “stato” di Israele: noi dobbiamo parteggiare per il Dio di Israele!

Egli ha promesso di ricondurre tutti i dispersi della diaspora e lo sta facendo, sotto i nostri occhi!

Israele non è ancora tornato a Dio, ma il profeta Zaccaria ci assicura che ciò accadrà e che essi “guarderanno a colui che hanno trafitto “, e l’apostolo Paolo nella lettera ai Romani afferma che “tutto Israele sarà salvato”. Nel frattempo, sempre tenendo un occhio alle notizie, apprendiamo che il governo di Israele, pur non essendo ancora convertito, sta agevolando i piani dell’Eterno, costruendo un aeroporto internazionale nel deserto del Negev!

Pensate, un paese grande come la Lombardia che progetta di avere due aeroporti internazionali! Perché?

Perché il paese sta spettando il ritorno dei sefarditi dal Sud America, stimati in diversi milioni: Dove andrà ad abitare tutta questa massa di gente?

 

<< Abdìa 1:20 I deportati di questo esercito, i figli d'Israele, possederanno il paese dei Cananei fino a Sarepta, e i deportati di Gerusalemme che sono a Sefarad, possederanno le città della regione meridionale.>>

 

Sefarad è la Spagna, i deportati di Gerusalemme, dopo un esilio di molti secoli nell’America Latina torneranno, ed andranno ad abitare le città che devono essere costruite nel sud del paese, il Negev appunto. Ancora una volta la Bibbia e la cronaca vanno di pari passo, e noi abbiamo il privilegio di gustare questi fatti che sfuggono a coloro che non conoscono la Bibbia; Dio ha stabilito dei tempi, ma questi li conosce solo il Padre (Matteo 24:36), anche se Gesù stesso nel sermone profetico ci dice chiaramente quali siano i segnali degli ultimi tempi.

 

Esula da queste meditazioni esaminare puntualmente i segni predetti nel sermone profetico, ma quello più importante è sintetizzato in Matteo 24:32:

<<Imparate dal fico questa similitudine: quando già i suoi rami si fanno teneri e mettono le foglie, voi sapete che l'estate è vicina. 24:33 Cosí anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, proprio alle porte.>>

Il segno più importante è il fico germogliato: Israele è il fico che sta germogliando: lo dimostra dal punto di vista naturale il ritorno degli Ebrei nella terra di Israele, e dal punto di vista spirituale il numero crescente di credenti messianici; per quasi duemila anni il numero di ebrei che accettavano Gesù come Messia è stato trascurabile, ma ora la progressione del vangelo tra gli Ebrei in Israele e nel mondo, è impressionante.

Il pastore messianico Tony Sperandeo, della comunità “Ha Maayan” di Kfar Saba, a nord di Tel Aviv, (www.kehilat-hamaayan.org.il ) racconta che quando si è trasferito in Israele alla fine degli anni settanta, tutti i messianici si conoscevano, ma ora, gloria a Dio, vi sono circa ottanta congregazioni, fra piccole e grandi, che riuniscono forse da dieci a quindicimila credenti. Sono pochi ma sono tanti, se pensiamo cosa abbiano fatto dodici apostoli ripieni di Spirito Santo!

Negli Stati Uniti il movimento messianico è imponente; a Gerusalemme Joseph Shulam sta costruendo la prima “sinagoga messianica” ( www.netivyah.org ). A Tel Aviv Jacob Damkani ( www.trumpetofsalvation.org )circa un anno fa ci ha detto con fierezza e commozione che stava per uscire il primo film evangelistico su Gesù, prodotto da Ebrei.

Io ritengo che i credenti messianici siano stati mandati da Dio in mezzo al suo popolo per preparare la via alla seconda venuta, proprio come Giovanni Battista fu mandato davanti a Gesù per predicare il ravvedimento e preparare la via alla sua prima venuta.

Il fatto che fino a poche decine di anni fa essi fossero una minoranza minima significa che i tempi stanno stringendo, e che Dio sta, come promesso in Isaia 60:22, “affrettando i tempi”.

A noi credenti gentili il compito di sostenerli in preghiera e con azioni pratiche affinché il vangelo sia predicato al popolo di Dio, sempre con maggiore intensità.

 

Conclusioni.

 

Oggi, 27 gennaio 2013, sto ultimando di scrivere queste riflessioni. Due anni fa ero ad Auschwitz – Birkenau e partecipavo insieme a seicento giovani ad una manifestazione di commemorazione, con una piccola marcia dalla “Juden rampe” fino al monumento alla memoria. Faceva “caldo”, eravamo poco sopra gli zero gradi centigradi, e lo spesso strato di ghiaccio sotto i nostri piedi si sbriciolava sotto i nostri scarponi, mentre avanzavamo mestamente, ben coperti nei nostri vestiti tecnici. Il silenzio era irreale, rotto solo dai brani letti dagli studenti e dal pezzo suonato alla tromba, struggente, mentre il pallido sole polacco calava dietro gli scheletri degli alberi che erano stati concimati con le ceneri di almeno un milione e mezzo di uomini, donne e bambini.

La memoria della Shoah non è fine a sé stessa. Il mondo dice con superficialità: “ affinché ciò non si ripeta”.

Ma l’antisemitismo è di nuovo in aumento. E’ di pochi giorni fa la notizia di un gruppo neofascista napoletano che progettava di stuprare una ragazza ebrea.

George Bensoussan, direttore del memoriale della Shoah a Parigi ha affermato che la situazione per gli ebrei in Francia è molto difficile, specialmente dopo la strage di Tolosa, e che ogni anno due - tremila ebrei lasciano la Francia, fortemente islamizzata, per emigrare in Israele.

Noi sappiamo che il popolo eletto deve soffrire ancora molto. Il Signore ha promesso che li riporterà tutti nella terra promessa, ed è certo che, come in passato ciò avverrà anche per mezzo di persecuzioni che cacceranno via gli ebrei dai loro comodi domicili attuali.

I brani profetici della Bibbia e le parole di Gesù stesso ci parlano di una grande tribolazione che vedrà soffrire tutto il mondo, ma avrà come centro Israele e Gerusalemme. Noi, la Chiesa di Gesù Cristo, non vogliamo ripercorrere errori del passato, e se saremo chiamati ad azioni concrete di aiuto ad ebrei in fuga, dovremo fare tesoro degli esempi dei tanti “giusti fra le nazioni”, di ogni ceto sociale religione e denominazione, che salvarono le vite degli ebrei durante la seconda Guerra Mondiale, mettendo in pratica il passo biblico di Matteo 25:31-40.

 

Nel frattempo, “vegliate e pregate” ci dice il Signore, teniamoci stretti alla Parola della vita, predichiamo la Verità, sforziamoci di conoscere sempre più ciò che sta a cuore al Signore e comportiamoci di conseguenza, lasciando che sia il suo Spirito a guidare le nostre vite.

 

<<Conosciamo l’Eterno, sforziamoci di conoscerlo; il suo levarsi è certo come l’aurora. Egli verrà a noi come la pioggia, come l’ultima e la prima pioggia alla terra.>> Osea 6:3.

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