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Auguri natalizi dalla Coalizione Europea per Israele

NATALE 2017

Dalla Galilea, dalla città di Nazareth, anche Giuseppe salì in Giudea, alla città di Davide chiamata Betlemme, perché era della casa e famiglia di Davide. (Luca 2:4)

Ben pochi messaggi natalizi tengono nota della geografia o della genealogia. Ma dopo diverse risoluzioni dell’UNESCO che negano tutta la storia ebraica a Gerusalemme e attorno ad essa forse dovremmo studiare dettagliatamente le scritture in questa pausa di Natale. Il vangelo di Luca ci dice chiaramente che la discendenza di Giuseppe era ben stabilita nella terra sin dai tempi di Davide, il grande re. Quindi Giuseppe insieme a Maria andò a Betlemme, la città di Davide, per il censimento. Al versetto 22 si legge che Gesù, più tardi, venne portato al tempio degli ebrei a Gerusalemme per essere presentato al Signore, secondo la legge di Mosè. Queste scritture così note sono una storia ebraica per tutto il genere umano. I principali protagonisti sono ebrei. La storia si svolge nel cuore di Israele. Ebbene sì, c’era un tempio ebraico a Gerusalemme, al tempo della nascita di Gesù. Il nucleo della faccenda è che non ci sarebbe Natale senza gli ebrei ed i cristiani devono essere eternamente grati per il Dono del popolo ebraico. Grazie per stare con noi un altro anno in preghiera e sostegno economico, mentre noi continuiamo a sostenere i nostri amici ebrei ed il rinato stato di Israele. Mentre le nazioni complottano contro Israele noi prendiamo conforto dalle parole di Isaia 9:5

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Coalizione Europea per Israele Resoconto mensile – dicembre 2017

l riconoscimento di Gerusalemme da parte degli USA è una pietra miliare

Bruxelles

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu l’ha definita “una decisione storica, dello stesso peso di quella della fondazione dello stato ebraico”. L’organizzazione terroristica di Hamas ha minacciato dicendo che si “apriranno le porte dell’inferno”. Un parlamentare europeo svedese l’ha definita “una dichiarazione di guerra”. È stata indetta anche una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per affrontare la questione. La decisione storica di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, presa dal presidente USA Donald Trump mercoledì 6 dicembre, è ritenuta da tutti come uno “scombinamento delle carte sul tavolo” nel processo di pace del Medio Oriente. Interrompendo la politica estera americana che dura da 70 anni, ma aderendo ad una delibera del Congresso del 1995 ed in coerenza con le sue promesse elettorali, il presidente Trump ha dato la prova di un uomo che mantiene le promesse. Ma la sua decisione di riconoscere Gerusalemme ha anche suscitato la condanna da tutto il mondo e violente reazioni nel mondo arabo e per le strade d’Europa. L’annuncio avrà diverse implicazioni per ECI. Dal 2010 siamo stati in prima linea nella campagna internazionale per mantenere Gerusalemme come capitale unita di Israele. Ora, più che mai, avremo bisogno del vostro sostegno per stare al fianco di Israele ed anche le nazioni dovranno decidere da che parte stare. Lunedì, il primo ministro Netanyahu ha affermato ottimisticamente a Bruxelles che (secondo lui) altri paesi della UE alla fine seguiranno l’esempio degli Stati Uniti e sposteranno la loro ambasciata a Gerusalemme. Nello stesso tempo, salutando la decisione USA, vogliamo consigliare cautela. La dichiarazione americana lascia aperto il problema dello status finale e non nega o mette in discussione le pretese palestinesi. La pressione è ora su Israele e Trump per compensare la controparte propone un trattato finale per arrivare ad un completo e duraturo accordo di pace tra Israele e palestinesi. ECI continuerà a monitorare la situazione e vi terrà aggiornati con periodici comunicati stampa e con notizie sui social media. Seguiteci su Facebook per maggiori informazioni.

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La conferenza di ECI al parlamento europeo celebra la dichiarazione di Balfour e la tecnologia ebraica con le sue innovazioni

Bruxelles

“Da Sion uscirà la nuova tecnologia” ha detto Ruth Daskalopoulou-Isaac, la rappresentante di ECI a Bruxelles, mercoledì scorso, 6 dicembre in occasione di una conferenza organizzata insieme al Movimento Politico Cristiano Europeo (ECPM), appena qualche ora prima dell’annuncio del riconoscimento di Gerusalemme capitale, da parte del presidente Trump, La conferenza, che ha presentato i fondamenti legali dello stato ebraico riconoscendo in particolare il ruolo chiave della dichiarazione di Balfour, si è anche concentrata sulle innovazioni e sulla tecnologia israeliana, che sono come una benedizione moderna ebraica per le nazioni. L’oratore principale Lord Turnberg, della Camera dei Lord di Londra, ha indicato che “non sarebbe stato possibile, per il governo britannico, emettere la dichiarazione di Balfour senza il sostegno dei suoi alleati; grazie all’appoggio di Francia, Italia, Russia e Stati Uniti si è potuto procedere”. In seguito ha spiegato cosa avvenne a San Remo nel 1920 e che fu alla Lega delle Nazioni nel 1922 che furono stabilite le basi legali internazionali per la casa degli ebrei in Palestina. Consapevole dell’imminente riconoscimento di Gerusalemme da parte degli USA e preoccupato di ciò che sarebbe uscito dalla comunità internazionale, il consulente legale di ECI Andrew Tucker ha sottolineato che: “Israele è uno stato democratico basato su una legge che cerca di proteggere i diritti civili e religiosi di tutti i suoi cittadini, e ebrei e non”. La conferenza è stata organizzata dal parlamentare europeo Bas Belder (Olanda) e dal collega *Branislav Škripek (Slovacchia). Per un resoconto completo della conferenza leggete qui.

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La risoluzione 181 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di New York viene commemorata dal vicepresidente USA Pence che riconosce come una “mano del cielo” la creazione dello stato ebraico

New York

La Coalizione Europea per Israele è stata l’unica organizzazione non ebraica, insieme ad organizzazioni americane a favore di Israele, a promuovere un’iniziativa, a New York, per celebrare il 70° anniversario della risoluzione 181 dell’ONU. La risoluzione presentava il piano di partizione per la Palestina ed aprì la strada per la creazione dello stato ebraico del 1948. L’oratore principale, il vicepresidente americano *Mike Pence*, ha colto questa opportunità storica per annunciare che il presidente *Trump* avrebbe a breve annunciato la decisione di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, secondo la sua promessa fatta durante la campagna elettorale. Esattamente una settimana dopo il presidente mantenne la promessa annunciando non solo il riconoscimento dei Gerusalemme come capitale, ma anche lo spostamento dell’ambasciata USA da Tel Aviv alla capitale. Nel suo discorso, il vicepresidente ha ripetuto che “non furono le Nazioni Unite a creare lo stato ebraico che nacque, invece, per mani umane aggiungendo che “sarebbe dovuto essere chiaro a tutti che anche le mani del cielo furono coinvolte”. Onorando il vicepresidente Pence, come oratore principale, ed includendo ECI nel comitato organizzatore, il governo israeliano ed il Comitato Ebraico Mondiale hanno voluto riconoscere l’importante contributo dei cristiani amici di Israele in tutto il mondo dal momento del voto sulla partizione sino ad oggi. Quando, nel 2016, il primo ministro *Netanyahu* incontrò la delegazione di ECI, definì i cristiani che credono nella bibbia come “I migliori amici di Israele”. Prima delle festività il direttore fondatore di ECI *Tomas Sandell* si è incontrato, a New York, col pronipote del presidente del Comitato ONU per la Palestina, lo svedese *Emil Sandström*. Costui, seguendo le impronte del nonno ricoprendo una carica diplomatica per tutta la propria vita, ha espresso ammirazione per il suo bisnonno, ma anche la preoccupazione per i recenti episodi di antisemitismo in Svezia. Commentando l’inaspettato interesse per Emil Sandström ha detto: “Siete gli unici che mi abbiano mai chiesto qualcosa sul mio bisnonno”. ECI era rappresentata, a New York, dal presidente onorario J Rudolf Geigy, dal direttore di ECI presso le Nazioni Unite Gregory Lafitte e da Tomas Sandell.

La preghiera e la riconciliazione segna il 70° anniversario del piano di partizione dell’ONU – ECI sostiene un viaggio cubano di riconciliazione a Gerusalemme! Bruxelles – In tutto il mondo i cristiani hanno celebrato il 70° anniversario del piano di partizione, il quale portò alla fondazione dello stato di Israele nel 1948. A Gerusalemme, una delegazione di uomini d’affari e di leader di chiesa dell’America Latina ha chiesto ufficialmente perdono per il comportamento dei propri governi i quali, nel 1947, votarono contro il piano o si astennero. ECI ha sostenuto un importante leader cristiano cubano nel suo viaggio a Gerusalemme volto a chiedere perdono al governo israeliano per l’opposizione cubana al piano di partizione e, più in generale, allo stato ebraico per tutti questi settanta anni. Questa persona, della quale manteniamo l’anonimato per ragioni di sicurezza, ha spiegato ad ECI di come settanta anni segnino la chiusura di una stagione ed ha detto che stava pregando che Cuba cambiasse il suo atteggiamento verso lo stato d’Israele. Inoltre ha dichiarato: “La nostra decisione di andare contro Israele nel 1947 non ha portato alcuna benedizione al nostro popolo. Ora è tempo di cambiare e cominciare a sostenere lo stato ebraico”. Altri leader nella delegazione provenivano da Argentina, Colombia, Cile, Honduras, El Salvador e Messico, tutti stati che nel 1947 si astennero mentre tutti gli altri paesi latinoamericani votarono a favore della risoluzione 181. A New York, per celebrare il 70° anniversario e per riconfermare l’impegno a stare al fianco di Israele per i prossimi anni, è stato organizzato un piccolo incontro di preghiera, all’interno del palazzo di vetro, mercoledì 28 novembre.

Noi siamo ECI

Ogni tanto vi presentiamo delle persone coinvolte con le attività di ECI. Questo mese vorremmo presentarvi Klaus e Gudrun Leweling. Segue qui un’intervista con Klaus che attualmente è un consigliere del comitato direttivo. Klaus Leweling, Amburgo, Germania

Potete presentarvi?

Sono tedesco, ho 63 anni e da 40 sono sposato con Gudrun ed ho 3 figli. Come Consulente Senior, la mia attenzione è rivolta alla vita futura dell’organizzazione, alla sua visione e strategia in un pazzo mondo che si sviluppa molto velocemente. Specialmente vent’anni fa, dopo che sono diventato un cristiano consacrato, cercavo degli impegni significativi ed opportunità per dare consigli di valore.

Come hai saputo di ECI?/

Un amico mi invitò ad un raduno di ECI a Bruxelles dove ho conosciuto per la prima volta ECI e conobbi personalmente Tomas Sandell.

Cosa rende ECI speciale?

La continua e concentrata attenzione sulla costruzione di relazioni personali con numerosi politici importanti; inoltre il livello di fiducia che può essere raggiunto ed il sostegno professionale insieme alla verità rende ECI unica. La mia speciale relazione con Israele in quanto tedesco, il mio amore per Israele ed il suo corso mi ha attirato verso questa organizzazione. ECI ha il mio pieno appoggio.

Di cosa ti occupi oggi?

Ho il privilegio di essere consigliere nel comitato direttivo.

Qual è il tuo messaggio per I lettori?

Se voi poteste solo immaginare l’effetto di una sola conversazione col politico giusto e nel tempo giusto, se realizzaste che questo potrebbe influenzare la storia, allora insieme siete chiamati ad allargare le corde della nostra tenda e rafforzare i picchetti. Il lavoro di ECI non deve soltanto continuare, ma crescere e diventare più efficace. Il tempo è breve. Sia benedetta Israele.

Prossimi eventi di ECI

“Gran Bretagna, Europa ed Israele dopo la brexit”

*Conferenza di formazione per gli attivisti di ECI a Londra 13 gennaio 2018

Oratori: Andrew Tucker, Gregory Lafitte, Ruth Daskalopoulou-Isaac e Tomas Sandell

. Visitate il sito web di ECI per le informazioni

“Israele 70 anni ed ECI 15”

Incontro europeo di preghiera di ECI a Bruxelles 23-25 marzo 2018

ECI celebra a New York la risoluzione 181 delle Nazioni Unite

ECI celebra a New York la risoluzione 181 delle Nazioni Unite - Israele fu creato da mani umane ma anche da mani celesti

New York, 29 novembre 2017

  La Coalizione Europea per Israele ha fatto parte di un gruppo di organizzazioni ebraiche che ha organizzato il 70° anniversario della risoluzione 181 da parte dell'ONU, presso il Museo del Queens di New York, luogo che nel 1947 era il quartier generale delle nuove Nazioni Unite. La risoluzione 181, chiamata anche piano di partizione, proclamava la creazione dello stato ebraico insieme ad uno stato arabo. Dai discorsi del vice presidente USA *Mike Pence*, dell'ambasciatore israeliano presso l'ONU *Danny Danon*, dell'ambasciatore *Ronald Lauder* del Congresso Mondiale Ebraico e del ministro israeliano *Yisrael Katz* è emerso chiaramente che non fu l'ONU a creare lo stato ebraico, ma fu il popolo ebraico stesso. Il vice presidente americano ha affermato, durante l'evento, che: “Non furono le Nazioni Unite a creare lo stato ebraico; queste hanno solo riaffermato il naturale ed irrevocabile diritto del popolo ebraico al loro proprio stato nello storico suolo patrio. Israele non aveva bisogno di una risoluzione per proclamare la propria esistenza in quanto il suo diritto è lampante ed eterno”. L'ambasciatore Lauder, del Congresso Ebraico Mondiale, ha ricordato all'uditorio che gli ebrei vissero in Giudea per otto secoli prima di essere dispersi dai Romani nel 135 d.C. “Sappiamo chi siamo e da dove veniamo. Per questo ci chiamiamo ebrei. Questi fatti storici non possono essere cambiati da una nuova risoluzione dell'UNESCO o da altri che cercano di negare la nostra storia” ha detto Lauder. Il rappresentante permanente di Israele presso l'ONU, l'ambasciatore Danny Danon ha ringraziato le 33 nazioni che votarono la risoluzione 181 del 1947, ed ha proseguito col dire che oggi Israele intrattiene rapporti diplomatici con circa 160 nazioni, ed ha aggiunto: “Oggi abbiamo trattati di pace con ex nemici come Egitto e Giordania, e le relazioni con altri stati arabi crescono, soprattutto nella regione del Golfo”. Ogni oratore ha citato la Bibbia per spiegare come il miracolo del 1947 sia stato possibile. “Anche se Israele fu costruito da mani umane, è impossibile non vedere anche la mano del cielo” ha detto Mike Pence. L'ambasciatore Danon ha definito il voto del 29 novembre 1947 come “i tre minuti più lunghi della storia di Israele”, ma si vede il risultato dell'adempimento della profezia biblica di un tempo in cui gli ebrei sarebbero ritornati in Israele. La Coalizione Europea per Israele faceva parte del comitato organizzativo dell'evento, ospitato dal Rappresentante Israeliano Permanente presso l'ONU. ECI era rappresentato dal direttore fondatore *Tomas Sandell*, il direttore per i rapporti con le Nazioni Unite *Gregory Lafitte* e dal presidente onorario *J Rudolph Geigy*. Sandell ha detto: “La nostra presenza qui oggi, come unica organizzazione non ebraica, è importante perché mostra che il sostegno allo stato di Israele va oltre il mondo ebraico”. “La risoluzione 181 fu un risultato storico di cui si può essere fieri”. Anche se il popolo ebraico non ha ricevuto quello che era stato promesso dalla comunità internazionale nel 1920, venne comunque riaffermato il diritto all'autodeterminazione del popolo ebraico nella sua storica terra. “Il messaggio singolare di questa commemorazione è che il popolo ebraico disse sì alla pace e coesistenza, già nel 1947, ed ha continuato a farlo negli ultimi settanta anni”. “Ora è tempo che anche I nemici dello stato ebraico riconoscano che Israele esiste ed è qui per ritornare al tavolo dei negoziati”.

ECI commemora il centesimo anniversario della Dichiarazione di Balfour in Svezia. “Il rifiuto palestinese impedisce la pace”

Stoccolma, 3 novembre 2017 –

Il direttore fondatore di ECI Tomas Sandell è stato uno degli oratori principali all’unica commemorazione ufficiale, in Svezia, dei cento anni dalla Dichiarazione di Balfour, giovedì 2 novembre. L’attuale governo svedese è venuto in conflitto con Israele quando tre anni fa, come primo atto politico dalla presa del potere, riconobbe l’esistenza di uno stato palestinese. Il riconoscimento venne senza neppure la consultazione del parlamento nazionale. Nel suo discorso di giovedì, Sandell ha sottolineato che la Dichiarazione di Balfour è qualcosa che deve essere celebrata da tutti coloro che hanno sottoscritto il diritto all’autodeterminazione di tutti i popoli, compreso quello ebraico.

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